Gigi D’Alessio prova a bloccare la messa in onda dell’inchiesta su canzoni firmate dal boss Luigi Giuliano ma la puntata va online
L’inchiesta su Gigi D’Alessio ricostruisce i rapporti con Luigi Giuliano, autore di brani registrati negli anni Novanta, tra documenti Siae, testimonianze e replica del cantante.
Gigi D’Alessio e Luigi Giuliano: i documenti sulle canzoni degli anni Novanta
È andata regolarmente in onda la puntata di “Confidential”, il format di approfondimento dedicato a vicende di interesse pubblico, nonostante la diffida presentata dai legali di Gigi D’Alessio per impedirne la pubblicazione.
Al centro dell’inchiesta il rapporto professionale tra il cantante napoletano e Luigi Giuliano, detto “Lovigino”, storico capo dell’omonimo clan di Forcella, a Napoli. La trasmissione ha ricostruito il contesto in cui si sviluppò la carriera dell’artista all’inizio degli anni Novanta, utilizzando registri ufficiali, testimonianze e dichiarazioni raccolte nel tempo.
Secondo la documentazione consultata, tra il 1991 e il 1998 Luigi Giuliano risulta autore o coautore di almeno sedici brani incisi da Gigi D’Alessio. Tra questi figurano canzoni molto conosciute come “Cient’anne” e “Annarè”. La circostanza, formalmente regolare sotto il profilo dei diritti d’autore, assume rilevanza per il ruolo criminale ricoperto dall’autore e per il contesto storico in cui quei brani furono prodotti e promossi.
Durante la trasmissione è stata citata anche una testimonianza familiare secondo cui i diritti d’autore del brano “Cient’anne” sarebbero stati percepiti negli anni dal boss.
Testimonianze e ricostruzioni sul contesto musicale di Napoli
Il programma ha approfondito il quadro della scena neomelodica nella Napoli degli anni Novanta, descritta come un ambiente parallelo nel quale, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, circolavano anche capitali di provenienza illecita.
Tra gli interventi trasmessi figurano dichiarazioni di collaboratori di giustizia ed ex appartenenti ai clan. In particolare, Gennaro Panzuto ha parlato di presunti investimenti economici del clan Giuliano nella carriera del cantante, indicando sostegno finanziario e strategie promozionali.
Secondo questa versione, l’appoggio del gruppo criminale avrebbe contribuito alla crescita professionale dell’artista in un settore altamente competitivo. Nel corso della diretta, tuttavia, è arrivata anche una smentita da parte di Roberto Merola, figlio del cantante Mario Merola, che ha contestato le affermazioni dell’ex collaboratore.
Il confronto tra testimonianze contrastanti ha rappresentato uno dei passaggi centrali dell’inchiesta, insieme alla ricostruzione delle diverse versioni fornite negli anni sulla nascita di alcuni brani.
La replica di Gigi D’Alessio e la posizione della trasmissione
Prima della messa in onda, Gigi D’Alessio è stato contattato dalla redazione ma ha rifiutato un confronto diretto. Attraverso il proprio legale ha diffidato dalla pubblicazione del materiale e chiesto di visionare documenti e interviste raccolte.
La richiesta non è stata accolta, con la motivazione legata all’esercizio del diritto di cronaca e alla possibilità di eventuali verifiche da parte dell’autorità giudiziaria.
In una breve telefonata trasmessa durante la puntata, il cantante ha ribadito di aver già chiarito in passato la propria posizione, attribuendo la responsabilità dei testi al paroliere Vincenzo D’Agostino.
La trasmissione ha evidenziato come, nel corso degli anni, le spiegazioni fornite sulla genesi di alcuni brani abbiano presentato versioni differenti rispetto ai dati documentali e alle testimonianze raccolte.
Nel servizio viene precisato che l’inchiesta non attribuisce reati a Gigi D’Alessio né mette in discussione il suo percorso artistico, ma intende ricostruire un contesto storico in cui i confini tra ambienti legali e circuiti criminali risultavano, in alcuni settori, particolarmente permeabili.
