Referendum Giustizia, tensione nel Pd: Schlein teme il “fuoco amico”, riformisti guardano al Sì
Nel Pd cresce la tensione sul referendum Giustizia: polemiche su Nicola Gratteri, divisioni tra riformisti e timori per una parte dell’elettorato orientata al Sì.
Nicola Gratteri e la campagna: malumori nel Pd sul referendum Giustizia
Il dibattito interno al Partito democratico sul referendum sulla riforma della giustizia si fa sempre più teso. Le recenti dichiarazioni del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, hanno alimentato nuove preoccupazioni tra i dirigenti dem, già alle prese con una campagna complessa e con segnali di divisione tra le diverse correnti.
Le parole del magistrato, che hanno distinto tra elettori “perbene” e presunti interessi a favore del Sì, sono state interpretate da diversi esponenti del partito come uno scivolone capace di indebolire la strategia del fronte del No. All’interno del Pd, anche tra chi sostiene la linea della segretaria Elly Schlein, si teme che una narrazione percepita come divisiva possa allontanare una parte dell’elettorato moderato.
Secondo fonti interne, il rischio principale riguarda il radicamento territoriale dell’area riformista, considerata decisiva in molte realtà locali. In questo contesto, la preoccupazione è che alcuni esponenti possano limitare il proprio impegno nella campagna referendaria o mantenere una posizione meno visibile.
Riformisti in movimento: i nomi e il timore di una fuga verso Azione
Le tensioni si intrecciano con le voci su possibili spostamenti politici nell’area riformista. L’europarlamentare Elisabetta Gualmini viene indicata come vicina a un possibile approdo verso Azione, mentre nei corridoi del Nazareno circolano altri nomi, tra cui Pina Picierno e Graziano Delrio. Al momento, gli ambienti vicini agli interessati smentiscono scenari imminenti, ma senza escludere sviluppi futuri.
Proprio Pina Picierno, forte di un ampio consenso personale alle ultime elezioni europee, ha già preso una posizione chiara sul referendum: “Io voterò Sì e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd”. Una dichiarazione che, secondo diversi osservatori interni, evidenzia la profondità delle divisioni su un tema considerato strategico.
Il timore, tra i vertici del partito, è che una parte della base, soprattutto nei territori dove l’area riformista è più radicata, possa orientarsi verso il Sì, riducendo la compattezza del fronte contrario alla riforma.
Campagna sotto pressione: polemiche su spot e comunicazione
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono alcune scelte comunicative della campagna per il No, finite al centro di critiche interne. Tra queste, uno spot in cui i sostenitori del Sì venivano accostati a simboli del passato autoritario e un contenuto social che utilizzava immagini sportive per promuovere la posizione del partito.
Secondo un esponente dell’area riformista, le dichiarazioni di Nicola Gratteri rappresentano “un errore perché suggeriscono una categorizzazione morale per chi vota Sì, questo non è accettabile ed è il sintomo di una campagna violenta”. Lo stesso dirigente ha definito “una cazzata” uno dei contenuti social contestati.
Nel partito cresce così la preoccupazione per il cosiddetto “fuoco amico”, mentre il clima interno resta segnato da tensioni e da un confronto sempre più acceso tra le diverse sensibilità politiche in vista del voto.
