Capezzone attacca Gratteri: “Parole gravi, si colpisce la libertà”
Daniele Capezzone critica Nicola Gratteri sul referendum giustizia: accuse di demonizzazione del Sì e richiamo alla presunzione di innocenza garantita dalla Costituzione.
Capezzone contro Gratteri sul referendum giustizia
Intervento dai toni duri quello di Daniele Capezzone, che torna sullo scontro politico e mediatico legato al referendum sulla giustizia e alle recenti dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri.
Nel suo commento, Capezzone accusa il magistrato di aver adottato una linea di delegittimazione nei confronti dei sostenitori del Sì, parlando di una narrazione fondata sulla demonizzazione delle posizioni contrarie. Secondo il giornalista, le parole attribuite al procuratore avrebbero contribuito ad alimentare un clima di contrapposizione, anziché favorire un confronto sul merito della riforma.
Il punto centrale della critica riguarda l’inclusione, nel dibattito pubblico, di categorie come indagati e imputati tra i sostenitori del Sì. Su questo aspetto, Capezzone richiama un principio costituzionale fondamentale: la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Il richiamo alla libertà e il riferimento a Dostoevskij
Nel suo intervento, Daniele Capezzone utilizza anche un riferimento letterario, citando il capitolo del “Grande Inquisitore” tratto da I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij.
Il passaggio viene utilizzato per introdurre una riflessione sul rapporto tra libertà e autorità. Secondo l’interpretazione proposta, la vicenda narrata dallo scrittore russo rappresenterebbe il rischio di una società disposta a rinunciare alla libertà in cambio di sicurezza o stabilità.
Applicando questa chiave di lettura al contesto attuale, Capezzone sostiene che il dibattito sulla giustizia non dovrebbe trasformarsi in uno scontro ideologico, ma restare ancorato ai principi di garanzia e tutela dei diritti individuali.
Le accuse sul sistema e il tema degli errori giudiziari
Nel prosieguo dell’intervento, il giornalista critica quella che definisce l’assenza di autocritica rispetto ai casi di persone indagate o arrestate e successivamente risultate innocenti.
Secondo Capezzone, questi episodi rappresentano un tema centrale nel confronto sulla riforma e richiamano la necessità di un sistema più attento alle conseguenze personali e sociali delle indagini.
Nel suo commento, conclude sostenendo che le dichiarazioni del procuratore rafforzerebbero le ragioni di chi sostiene il Sì al referendum, interpretato come uno strumento per rafforzare le garanzie e riequilibrare il rapporto tra potere giudiziario e diritti dei cittadini.
