Napoli trapianto fallito, nessuna speranza per il bimbo: via alla terapia del fine vita
A Napoli, dopo il trapianto fallito, avviata la Pianificazione Condivisa delle Cure per il bimbo: scelta sul fine vita per evitare accanimento terapeutico.
Napoli, fine vita e Pianificazione Condivisa delle Cure per il bimbo
La decisione è arrivata dopo settimane di attesa e speranze. Nell’ospedale Monaldi di Napoli, per il bambino di due anni e quattro mesi sottoposto a un trapianto di cuore non riuscito, è stato avviato un percorso sanitario finalizzato ad alleviare le sofferenze nella fase finale della vita.
La famiglia ha presentato richiesta di accesso alla Pianificazione Condivisa delle Cure (Pcc), uno strumento previsto dalla normativa italiana per i pazienti con prognosi infausta. L’istanza è stata accolta dalla struttura sanitaria e il primo incontro operativo è stato programmato per definire le modalità del percorso terapeutico.
A spiegare la scelta è stato l’avvocato della madre, Francesco Petruzzi, legale di Patrizia Mercolino, intervenuto in televisione: “Abbiamo presentato con la famiglia istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (Pcc), il Monaldi ha accettato, e domani ci sarà il primo accesso per l’inizio del percorso terapeutico”.
Il bambino resta ricoverato in terapia intensiva, mentre la magistratura continua a indagare sulle circostanze che hanno portato al fallimento del trapianto.
Le condizioni cliniche e il quadro medico senza speranze
Il quadro clinico del piccolo è stato definito estremamente grave. Secondo quanto riferito dal legale, non esistono prospettive di recupero. “Non è eutanasia, ma una procedura che serve a evitare l’accanimento terapeutico, perché purtroppo non ci sono speranze”, ha precisato Petruzzi.
Il medico legale incaricato dalla famiglia avrebbe inoltre escluso l’utilità di ulteriori consulti presso strutture sanitarie estere. “Il medico legale – ha aggiunto Petruzzi – ci ha anche detto che non serve chiedere ancora dei pareri a ospedali all’estero. Tolta la sedazione, il bambino non si è svegliato”.
Il primo accesso al percorso di cure palliative vedrà la partecipazione dei genitori e di un medico di fiducia della famiglia, con l’obiettivo di stabilire gli interventi antidolore e i limiti ai trattamenti invasivi.
Nei giorni scorsi, la vicenda ha suscitato una forte partecipazione emotiva, culminata in una fiaccolata organizzata a Nola in segno di vicinanza ai genitori.
Cos’è la Pianificazione Condivisa delle Cure e il ruolo dei genitori
La Pianificazione Condivisa delle Cure rappresenta uno strumento previsto dalla legge italiana per accompagnare i pazienti affetti da patologie gravi o irreversibili. Il percorso consente di stabilire in anticipo, insieme all’équipe medica, quali trattamenti proseguire e quali invece sospendere in presenza di una prognosi senza possibilità di miglioramento.
Nel caso di un minore, la decisione viene assunta con il consenso dei genitori, che partecipano attivamente alla definizione delle scelte terapeutiche. Il percorso può includere la limitazione di terapie invasive, la sospensione di interventi ritenuti sproporzionati e l’attivazione di cure palliative orientate esclusivamente al controllo del dolore e al comfort del paziente.
Il piano terapeutico viene costruito sulla base dell’evoluzione clinica e aggiornato progressivamente, con l’obiettivo di evitare l’accanimento terapeutico e garantire la migliore assistenza possibile nella fase finale della malattia.
