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Vasto, la verità dopo mesi: il bimbo di 15 mesi è morto per cocaina non per soffocamento, indagata la madre

Il caso di Vasto diventa giudiziario: il bimbo di 15 mesi morì per cocaina, la madre accusata di omissioni e falsa versione sulle cause del decesso.

La verità è emersa mesi dopo, ribaltando completamente la prima ricostruzione: il bambino di 15 mesi morto nell’agosto scorso a Vasto non è deceduto per soffocamento o morte improvvisa, ma per l’ingestione accidentale di una quantità elevata di cocaina. Alla luce degli esiti degli esami tossicologici e istologici, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati la madre del piccolo, che ora deve rispondere di omicidio colposo e false informazioni al pubblico ministero.

Vasto, il caso del bimbo morto: la svolta delle analisi tossicologiche

All’inizio la tragedia era stata interpretata come una possibile morte in culla o come un episodio legato all’ingestione di un corpo estraneo. Il bambino era stato trasportato d’urgenza in ospedale il 10 agosto, ma ogni tentativo di salvarlo si era rivelato inutile.

L’autopsia, eseguita pochi giorni dopo il decesso, aveva già escluso il soffocamento e la presenza di patologie pregresse significative. Era stata scartata anche l’ipotesi di violenze.

La svolta è arrivata con gli esami di laboratorio successivi: le analisi hanno accertato la presenza di cocaina nell’organismo del piccolo in quantità tale da provocarne la morte. Secondo la ricostruzione investigativa, la sostanza stupefacente sarebbe stata lasciata incustodita all’interno dell’abitazione, in un punto facilmente accessibile al bambino, che l’avrebbe ingerita accidentalmente.

Le omissioni e le accuse alla madre

Nel giorno della tragedia, la madre aveva accompagnato il figlio in ospedale senza riferire ai sanitari la possibile presenza di droga in casa né l’eventualità che il malore potesse essere collegato a una sostanza stupefacente.

Proprio questo elemento ha assunto un peso determinante nell’indagine. Secondo gli inquirenti, la donna non avrebbe mai menzionato la cocaina durante i primi accertamenti, circostanza che ha portato all’accusa di aver fornito informazioni incomplete o non veritiere agli investigatori.

Oltre all’ipotesi di omicidio colposo, legata alla presunta negligenza nella custodia della sostanza, la madre dovrà quindi rispondere anche del reato di false informazioni al pubblico ministero. Nei prossimi giorni sarà nuovamente ascoltata per chiarire il contesto familiare e le condizioni in cui si è verificato il drammatico episodio.

Indagini in corso e contesto più ampio

L’inchiesta prosegue con l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’accaduto e verificare eventuali ulteriori responsabilità. L’abitazione è stata sequestrata per consentire accertamenti tecnici e raccogliere elementi utili alla ricostruzione dei fatti.

Gli investigatori stanno cercando di stabilire dove fosse custodita la droga e come il bambino sia riuscito a entrarne in contatto. Gli esiti delle verifiche saranno decisivi per definire il quadro delle responsabilità penali.

Episodi di ingestione accidentale di sostanze stupefacenti da parte di minori non rappresentano casi isolati. Negli ultimi mesi si sono registrati altri interventi sanitari in diverse città italiane, con bambini ricoverati dopo aver ingerito droghe trovate in casa. In alcune realtà, come Palermo, sono stati attivati protocolli specifici che prevedono una stretta collaborazione tra ospedali e forze dell’ordine per gestire e prevenire situazioni analoghe, intervenendo rapidamente nei casi di sospetta intossicazione nei più piccoli.