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Schlein-Contе, tensione alle stelle nel campo largo, l’ex Premier avverte “Prima il programma”

Strategia del Pd sul referendum e primarie 2027, ma Giuseppe Conte avverte: “Prima il programma”. Cresce la tensione sulla leadership del campo largo.

La partita per la leadership del centrosinistra è già iniziata e, dietro le quinte, il clima è tutt’altro che sereno. Il percorso politico di Elly Schlein verso le primarie tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 si intreccia con il referendum sulla giustizia e con un confronto sempre più diretto con Giuseppe Conte.

Schlein e il referendum, la strategia del Pd sulla giustizia

Nel piano del Nazareno, il primo banco di prova per Elly Schlein è il referendum del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere. Un passaggio considerato decisivo per rafforzare la sua leadership all’interno del campo progressista.

L’obiettivo politico è duplice. In caso di vittoria del No, il risultato verrebbe attribuito alla mobilitazione del Partito democratico. Se invece dovessero prevalere i Sì, la segretaria potrebbe comunque consolidare il proprio profilo come principale oppositrice del governo guidato da Giorgia Meloni.

Parallelamente, prende forma il percorso che dovrebbe portare alle primarie della coalizione. Nei colloqui tra parlamentari cresce l’idea che la scelta del candidato premier del campo largo debba passare dai gazebo, un’ipotesi ormai condivisa anche da parte dei fedelissimi della segretaria.

Un elemento che ha rafforzato il clima di fiducia nel Pd è l’intesa con Maurizio Landini, pronto a sostenere la mobilitazione della Cgil a favore della leader dem.

Primarie e alleanze, il modello Bersani-Renzi e i possibili candidati

Gli strateghi dem guardano a un modello già sperimentato, quello delle primarie del 2012 tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, con un doppio turno che consentirebbe la partecipazione anche alle altre forze della coalizione, come Avs e l’area riformista.

Restano invece incerti i movimenti dell’area centrista. Una possibile candidatura alternativa potrebbe arrivare da figure istituzionali come Franco Gabrielli o Ernesto Maria Ruffini, ipotesi che al momento non sembrano preoccupare il gruppo dirigente del Partito democratico.

Sul piano locale e nazionale, il Pd punta a evitare iniziative autonome che possano complicare l’equilibrio della coalizione, mantenendo compatto il fronte in vista del confronto elettorale.

Conte avverte il Pd: “Prima il programma, non i nomi”

Il vero nodo politico resta però il rapporto con il Movimento 5 Stelle. Da Roma, Giuseppe Conte ha lanciato un messaggio chiaro agli alleati durante una dichiarazione a margine dei lavori parlamentari.

“Per noi parlare di candidati senza programma è inaccettabile”.

Un avvertimento che segnala la volontà del leader M5S di non accettare soluzioni calate dall’alto e di imporre una piattaforma politica condivisa prima di qualsiasi scelta sulla leadership.

Conte ha anche richiamato la figura di Enrico Berlinguer, denunciando quella che ha definito una degenerazione del sistema dei partiti e un’eccessiva occupazione delle istituzioni, parole interpretate come una critica indiretta ai partner della coalizione.

Il confronto tra Pd e Movimento 5 Stelle resta quindi aperto, mentre l’esito del referendum di marzo potrebbe incidere sugli equilibri interni e sul clima politico del campo largo in vista delle prossime scadenze elettorali.