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Roma Termini, scandalo Coin l’inchiesta travolge le forze dell’ordine: indagati 21 tra poliziotti e carabinieri per furti di profumi e vestiti

A Roma Termini, 21 tra poliziotti e carabinieri indagati per furti alla Coin: sistema interno con dipendenti complici, danni stimati oltre 300mila euro.

Il sospetto è diventato un caso clamoroso quando le verifiche interne hanno svelato un sistema organizzato che, secondo gli inquirenti, avrebbe trasformato un negozio in un punto di ritiro per merce sottratta illegalmente. Al centro dell’inchiesta c’è il punto vendita Coin della stazione Roma Termini, oggi chiuso, e un’indagine che coinvolge complessivamente 44 persone, tra cui 21 appartenenti alle forze dell’ordine.

Roma Termini e Coin, l’indagine sui furti sistematici

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, riguarda fatti avvenuti nell’autunno del 2024 all’interno del negozio Coin di via Giolitti. Tra gli indagati figurano nove poliziotti e dodici carabinieri, tutti in servizio nello scalo ferroviario. L’accusa contestata è furto aggravato in concorso.

Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema si basava sulla collaborazione di quattro dipendenti del punto vendita. Le indagini, dirette dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pubblico ministero Stefano Opilio, sono state condotte dal nucleo operativo dei carabinieri di Roma, chiamato a verificare presunte irregolarità che coinvolgevano anche colleghi in servizio.

Determinanti sarebbero state le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che avrebbero documentato il ruolo di una cassiera. Alcuni capi, presumibilmente scelti in anticipo, venivano messi da parte e nascosti in un armadio. Nei momenti di minor afflusso, la dipendente rimuoveva i dispositivi antitaccheggio e preparava la merce per la consegna.

Il sistema delle consegne e i pagamenti informali

Secondo quanto emerso, il ritiro avveniva direttamente da parte degli agenti e dei militari di passaggio nel negozio. Il meccanismo prevedeva un rapido scambio dietro il bancone, talvolta accompagnato da vecchi scontrini o da operazioni simulate con il Pos, nel tentativo di rendere le operazioni apparentemente regolari davanti alle telecamere.

Tra i prodotti sottratti figurano giacche, pantaloni, piumini, camicie, articoli di cosmetica e profumi. I pagamenti avvenivano in contanti, ma in alcuni casi sarebbero stati offerti beni in natura, come formaggi, mozzarelle o gadget istituzionali.

Il sistema, secondo gli investigatori, si sarebbe consolidato nel tempo, contribuendo a creare un flusso costante di merce sottratta senza passare dalle normali procedure di vendita.

Ammanco milionario e conseguenze per il punto vendita

Le anomalie sono emerse durante l’inventario di febbraio 2024, quando la direzione ha registrato un ammanco di circa 184mila euro e una riduzione degli incassi superiore al 10% rispetto all’anno precedente. Un dato significativamente più alto rispetto agli altri punti vendita della catena, dove il calo si attestava tra il 2 e il 3%.

Nei mesi successivi sarebbero spariti ulteriori prodotti per un valore di circa 94mila euro, con perdite concentrate soprattutto nel reparto profumeria. La direzione ha quindi avviato controlli mirati e incaricato un’agenzia investigativa, che ha installato nuove telecamere, in particolare sulla cassa del reparto uomo.

Le immagini raccolte hanno permesso di ricostruire il presunto meccanismo e portato alla denuncia ai carabinieri da parte del direttore del negozio. Il punto vendita ha poi cessato l’attività.

Tra i poliziotti indagati figurano appartenenti alla Polizia ferroviaria del Lazio e di Roma Termini, tra cui una dirigente, due commissari, un ispettore e altri agenti con diversi gradi. I dodici carabinieri coinvolti comprendono un brigadiere, vice brigadieri e appuntati scelti. Tutti erano assegnati alla sicurezza dello scalo ferroviario più trafficato d’Italia.