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Giustizia, Capezzone esplode: “Il pm non può decidere chi vive e chi muore”

Daniele Capezzone difende i politici vittime di inchieste rivelatesi infondate e lega il tema al referendum sulla giustizia: “No a magistratura sotto controllo politico, ma nemmeno diritto di vita e di morte del pm”.

“La politica fa schifo”? La replica di Daniele Capezzone

Si sente ripetere spesso che “la politica fa schifo”.
Per Daniele Capezzone, questa generalizzazione è un atto di superficialità.

Nel suo intervento, il giornalista riconosce che esistono casi di incapacità e opportunismo, ma invita a distinguere.
“Dai Comuni su su fino al Parlamento – scrive – ci sono pure tante persone che si impegnano a fondo, che hanno messo talento e dedizione al servizio di un’idea, e non meritano di essere trattate come la parte peggiore della società”.

Secondo Capezzone, se si afferma il principio per cui chiunque venga eletto possa essere “lapidato” mediaticamente, il rischio è quello di allontanare dalla politica persone preparate e motivate.

I casi di Stefano Esposito e Mario Landolfi

Il ragionamento si intreccia con due vicende giudiziarie.
Quella di Stefano Esposito, ex senatore del Partito Democratico, rimasto sotto indagine per sette anni prima dell’archiviazione.
E quella di Mario Landolfi, già ministro del centrodestra, accusato di collusione con la camorra e poi prosciolto dall’impianto più grave.

Capezzone parla di “rituale di degradazione” che colpisce in modo particolare chi svolge un ruolo politico.

“Per un politico il rituale di degradazione è ancora più crudele: sputtanamento immediato e isolamento come se l’avviso di garanzia lo rendesse automaticamente un lebbroso”.

Nel caso di Landolfi, l’accusa più pesante è caduta dopo anni, lasciando una condanna minore che l’ex ministro ha definito con amarezza “un’assoluzione piena mascherata”.

Il collegamento con il referendum sulla giustizia

La riflessione si collega direttamente al referendum sulla giustizia.
Per Capezzone, nessuno auspica una magistratura sottoposta al controllo della politica.

Allo stesso tempo, però, ritiene necessario evitare che il controllo di legalità si trasformi in un potere sproporzionato.

“Bisogna evitare che il sacrosanto controllo di legalità si tramuti in diritto di vita e di morte dell’ultimo pm su agnelli sacrificali «colpevoli» solo di essere stati eletti democraticamente”.

Il tema resta al centro del dibattito pubblico, tra esigenze di indipendenza della magistratura e garanzie per chi esercita funzioni politiche.