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Firenze, incinta e piange troppo durante lo sfratto: sedata con un Tso

Una donna incinta fu sedata con un Tso durante uno sfratto a Firenze nel 2004. Dopo vent’anni di battaglie legali, condannati Asl Toscana Centro e lo psichiatra.

Una vicenda iniziata oltre vent’anni fa torna oggi al centro dell’attenzione giudiziaria dopo una lunga battaglia legale. Una donna incinta, sedata durante uno sfratto con un trattamento sanitario obbligatorio, ha ottenuto giustizia davanti ai giudici dopo due decenni di processi. La decisione della Corte d’Appello di Firenze ha stabilito la responsabilità dello psichiatra coinvolto e della Asl Toscana Centro, condannati a risarcire la donna per quanto accaduto.

L’episodio risale al 3 dicembre 2004 e si verificò in un’abitazione di Firenze, mentre la donna stava affrontando un momento particolarmente difficile: uno sfratto per morosità disposto dal tribunale. In quel periodo la donna era incinta alla ventesima settimana e aveva già ricevuto indicazioni mediche di riposo assoluto per una gravidanza considerata a rischio.

Il Tso durante lo sfratto e la sedazione non convalidata

Secondo quanto ricostruito nel processo, la donna si trovava da sola in casa nel momento in cui si presentò l’ufficiale giudiziario per eseguire lo sfratto. La figlia maggiore, di dieci anni, era ricoverata all’ospedale Meyer di Firenze, mentre il marito si trovava all’estero.

Davanti alla situazione improvvisa e alla mancanza di un luogo dove trasferirsi, la donna iniziò a piangere disperatamente. Sul posto arrivarono i sanitari del 118 con un’ambulanza, ma senza la presenza di un medico.

Successivamente intervenne anche un’assistente sociale che contattò il servizio psichiatrico territoriale di Borgo Ognissanti, sempre a Firenze. Il responsabile del servizio autorizzò telefonicamente un trattamento sanitario obbligatorio.

La donna fu quindi sottoposta a sedazione nonostante avesse espresso timore per la gravidanza e avesse chiesto ai sanitari di non somministrare farmaci.

Secondo quanto emerso in seguito, quel Tso non venne convalidato da altri medici come previsto dalle procedure.

La gravidanza a rischio e il ricovero d’urgenza

Dopo essere stata sedata, la donna rimase ricoverata per alcuni giorni nel reparto psichiatrico. Tre giorni più tardi, mentre si stava recando all’ospedale Meyer per visitare la figlia, iniziò ad avvertire perdite di sangue.

La situazione fece temere una possibile minaccia di aborto e la donna fu ricoverata con urgenza per accertamenti medici.

Una volta uscita dall’ospedale, decise di presentare querela denunciando quello che riteneva un abuso sanitario subito durante lo sfratto.

Da quel momento iniziò una lunga vicenda giudiziaria durata due decenni.

La sentenza dopo vent’anni di processo

Il caso è arrivato fino in Cassazione e successivamente è stato definito con la decisione della Corte d’Appello di Firenze, che ha riconosciuto la responsabilità dello psichiatra e della Asl Toscana Centro.

La donna, assistita dagli avvocati Vittorio Amedeo François e Giancarlo Lo Manto, ha ottenuto un risarcimento per le lesioni personali subite.

Secondo quanto stabilito dalla sentenza, dovrà ricevere 7.714 euro di risarcimento oltre alle spese legali quantificate in circa 16 mila euro.

La decisione arriva a distanza di vent’anni dai fatti e chiude una vicenda giudiziaria che ha ricostruito nel dettaglio quanto accaduto durante lo sfratto e le conseguenze della sedazione subita dalla donna mentre era incinta.