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Referendum, “La giustizia in Italia funziona?”: Tommaso Cerno lancia la domanda

L’editorialista Tommaso Cerno interviene sul referendum giustizia con una riflessione provocatoria: “La domanda è semplice: la giustizia in Italia funziona davvero?”.

Tommaso Cerno e il referendum giustizia: la provocazione dell’urna nel bosco

Nel dibattito politico e mediatico sul referendum riguardante la giustizia interviene anche il giornalista Tommaso Cerno, che propone una riflessione dal tono provocatorio sul sistema giudiziario italiano e sul clima che circonda la consultazione.

Il suo intervento parte da un’immagine simbolica: un’urna collocata nel silenzio di un bosco, lontano dal rumore della polemica politica.

“Vi prego, mettete un’urna nel bosco. In modo che gli italiani possano andare a scegliere se votare sì o no in mezzo a quegli alberi, vicino a quella casa con un bagno che non funziona e con qualche fungo che non era dei migliori”.

Secondo Cerno, quell’immagine rappresenterebbe una forma di riflessione più autentica rispetto al clima acceso che accompagna il confronto pubblico sulla giustizia.

Nel suo intervento il giornalista richiama anche alcune vicende che hanno alimentato il dibattito pubblico, citando casi in cui famiglie e minori sono stati coinvolti in decisioni giudiziarie complesse.

“Perché sappiamo ormai che trovare un costituzionalista è più facile che trovare un idraulico e quindi risolvere il dilemma di quella famiglia e di quei bambini, separati dai loro genitori dalla burocrazia e dai giudici – gli stessi che rimettono in libertà un clandestino con 23 condanne perché deve vedere i suoi parenti -, potrebbe essere il giusto spunto di riflessione che ci serve per il referendum”.

La domanda sulla giustizia in Italia

Nel cuore del ragionamento di Tommaso Cerno emerge una questione che, secondo lui, accompagna da anni il dibattito sulla giustizia italiana.

“Per me la domanda è sempre stata molto semplice: la giustizia in Italia funziona? O quando sei accusato, sei già condannato?”.

L’editorialista sottolinea come questa domanda venga spesso evitata nel confronto politico e mediatico.
Nel suo intervento fa riferimento anche al clima politico attuale, in cui la discussione sulla giustizia si intreccia con il giudizio sull’operato del governo guidato da Giorgia Meloni.

“Una domanda a cui è vietato rispondere. Perché nella guerra dei sondaggi contro Giorgia Meloni il nostro problema ormai è solo il governo”.

Secondo Cerno, però, gli elettori avrebbero ormai maturato una propria consapevolezza rispetto alla questione.

“Ma gli italiani lo hanno capito. E quindi vi do un consiglio: andate a meditare in quell’aria serena, in mezzo agli alberi, là dove la burocrazia abbatte la natura umana”.

Il riferimento storico al sistema accusatorio

Nella parte finale della sua riflessione, Tommaso Cerno richiama anche un tema storico legato al sistema processuale italiano.

Il giornalista ricorda il dibattito che negli anni ha accompagnato il passaggio verso un modello processuale più vicino a quello accusatorio, nel quale accusa e difesa si confrontano davanti a un giudice terzo.

“Magari ritroveremo la serenità necessaria per comprendere dopo decenni se aveva ragione il partigiano Vassalli a chiedere un processo dove chi accusa e chi difende sono sullo stesso piano, di fronte a un giudice terzo”.

Nel suo intervento viene citato anche il confronto con il modello precedente previsto durante il periodo fascista.

“O aveva davvero ragione Benito Mussolini e il suo fido Rocco a chiederci che il giudice e l’accusatore stessero seduti sulla stessa panca”.

Il giornalista conclude osservando che il sistema accusatorio è oggi adottato nella maggior parte dei Paesi democratici.

“Come già da tempo non succede in quasi nessun Paese democratico. Soprattutto quelli che la sinistra italiana cita ad esempio quando parla di democrazia”.