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Scontro sulla riforma Nordio, Grosso e Gratteri lanciano l’allarme, “In pericolo la vita dei cittadini”

Enrico Grosso e Nicola Gratteri criticano la riforma della giustizia sottoposta a referendum, denunciando rischi per autonomia dei magistrati e tutela dei diritti.

Enrico Grosso attacca la riforma Nordio al congresso di Magistratura Democratica

Il dibattito politico e istituzionale sul referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo continua ad accendersi.
Tra le voci più critiche nei confronti della riforma proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio c’è quella del costituzionalista Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No.

Intervenendo al XXV congresso di Magistratura Democratica a Roma, Grosso ha espresso un giudizio molto duro sulla riforma costituzionale sottoposta alla consultazione elettorale.

Il giurista ha dichiarato:
Un attacco senza precedenti nel nostro Paese al principio di autonomia ed indipendenza della magistratura su cui si regge l’effettività della separazione dei poteri.

Secondo Enrico Grosso, la modifica della Costituzione non rappresenterebbe un rischio solo per i magistrati ma per l’intero sistema democratico.

Nel suo intervento ha spiegato:
Il disegno di legge di revisione costituzionale non danneggia i magistrati, ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini.

Il presidente del Comitato per il No ha poi richiamato il valore della Costituzione e l’importanza di preservarne l’equilibrio originario.

Le critiche sulla separazione delle carriere tra giudici e pm

Nel corso del suo intervento Enrico Grosso ha anche criticato l’idea di modificare l’attuale assetto della magistratura.

Il giurista ha affermato:
Non voglio che i giudici siano ricondotti a quel modello di magistratura gerarchizzata prona alla politica che la Costituzione ha voluto cancellare.

Secondo Grosso, il ruolo del giudice deve restare quello di garante dei diritti, in particolare nei confronti delle persone più vulnerabili.

Ha spiegato infatti:
Io voglio un giudice che renda davvero giustizia, che sappia tutelare i diritti dei più deboli contro le prepotenze dei più forti, quelli che di un giudice non hanno alcun bisogno perché hanno la forza di farsi giustizia da sé.

Il costituzionalista ha poi ricordato il valore simbolico della Carta costituzionale, invitando a riflettere sulle conseguenze di eventuali modifiche.

La Costituzione è un bene comune, è patrimonio immateriale della Repubblica, ricordiamoci chi l’ha scritta, chi erano i Costituenti, quale era la loro storia, e cosa hanno voluto lasciare al futuro. Nel dubbio la Costituzione non cambiamola, soprattutto se ci dicono di non preoccuparci. Se ci dicono di non preoccuparci, preoccupiamoci di più.

Nicola Gratteri critica il paragone tra processo e partita di calcio

Anche il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha espresso perplessità sulla riforma durante un intervento a Sky Tg24.

Secondo il magistrato, uno dei punti centrali del referendum riguarda la separazione tra pubblico ministero e giudice, tema che ha suscitato un ampio confronto nel mondo giuridico.

Gratteri ha spiegato:
In questo referendum ci sono due pilastri che si toccano, uno è separare il pubblico ministero del giudice, quindi toglierlo dalla cultura della giurisdizione.

Il procuratore ha poi criticato il paragone spesso utilizzato dai sostenitori della riforma tra il processo penale e una partita di calcio.

Secondo Nicola Gratteri, questa analogia non descriverebbe correttamente il funzionamento del processo.

Il magistrato ha dichiarato:
Chi è per il sì fa sempre l’esempio della partita di calcio e dice che il giudice è l’arbitro e le squadre sono da un lato il pubblico ministero e dall’altro l’avvocato. Questo esempio non funziona, perché le due squadre di calcio non giocano con le stesse regole perché il pubblico ministero ha l’obbligo di trovare prove a favore dell’indagato, obbligo che non ha l’avvocato, quindi la partita non si gioca con le stesse regole.

Le posizioni espresse da Enrico Grosso e Nicola Gratteri si inseriscono nel confronto pubblico che sta accompagnando la campagna referendaria sulla riforma della giustizia.