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Feltri contro la sinistra dopo l’attacco alla base italiana, “Adesso dove sono gli indignati?”

Vittorio Feltri commenta l’attacco missilistico contro la base di Erbil con militari italiani e accusa parte della sinistra di tacere quando nel mirino finisce l’Occidente.

Feltri commenta l’attacco alla base italiana di Erbil

Nella notte un missile ha colpito la base militare di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove sono presenti circa 300 militari italiani impegnati nella missione internazionale contro l’Isis.
Secondo quanto riferito, i soldati si sono rifugiati nei bunker e non si registrano vittime.

L’episodio ha riacceso il dibattito politico e mediatico sulla sicurezza dei contingenti italiani all’estero.
Tra gli interventi più polemici c’è quello del giornalista Vittorio Feltri, che ha commentato l’accaduto criticando alcune posizioni emerse nel dibattito pubblico nelle ultime settimane.

Feltri osserva che l’attacco ha colpito una base in cui operano militari italiani e pone una domanda provocatoria sul silenzio di alcune voci che, secondo lui, negli ultimi tempi avevano animato il confronto sul diritto internazionale.

Nel suo intervento il giornalista scrive:
La scorsa notte un missile ha colpito la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove sono dislocati circa 300 nostri militari impegnati nella missione internazionale contro l’Isis. Per fortuna i soldati si sono rifugiati nei bunker e non ci sono state vittime. Ma il fatto resta: una base con presenza italiana è stata attaccata.

La critica alla sinistra e al dibattito sul diritto internazionale

Nel suo commento Feltri sostiene che negli ultimi giorni il dibattito politico e televisivo si sarebbe concentrato molto sulle questioni di diritto internazionale, con interventi di esperti e commentatori.

Secondo il giornalista, l’attacco contro la base di Erbil dovrebbe essere valutato alla luce degli stessi principi invocati nel dibattito precedente.

Nel suo intervento Vittorio Feltri afferma:
Ora, la domanda che viene spontanea è molto semplice: dove sono finiti tutti i professori di diritto internazionale che negli ultimi giorni hanno riempito piazze e talk show?

Feltri descrive il clima delle ultime settimane come un confronto acceso, con giuristi e commentatori impegnati a discutere di norme internazionali e regole dei conflitti.

Il giornalista prosegue con una critica alla reazione che, a suo giudizio, sarebbe mancata dopo l’attacco.

Tutti scandalizzati, tutti indignati, tutti pronti a brandire il diritto della comunità degli Stati come una clava morale contro l’Occidente e contro gli Usa. Bene. Adesso però è accaduta una cosa curiosa: un missile si è abbattuto su una base dove operano militari italiani.

Feltri: “Silenzio quando nel mirino c’è l’Occidente”

Nel passaggio finale del suo commento Feltri accusa parte della sinistra occidentale di avere un atteggiamento diverso a seconda di chi sia coinvolto nei conflitti internazionali.

Secondo il giornalista, quando la forza viene utilizzata dall’Occidente scattano critiche e proteste, mentre le reazioni sarebbero più deboli quando a essere colpiti sono Paesi occidentali o loro alleati.

Nel suo intervento scrive:
Se l’Occidente usa la forza, è imperialismo. Se la forza viene usata contro l’Occidente, improvvisamente diventa resistenza, reazione, comprensibile sfogo geopolitico.

Feltri conclude sostenendo che, di fronte all’attacco alla base di Erbil, molte delle voci critiche che avevano animato il dibattito pubblico sarebbero rimaste in silenzio.

Secondo il giornalista, questo silenzio rifletterebbe una lettura politica del conflitto internazionale che distinguerebbe tra azioni dell’Occidente e azioni contro l’Occidente.

L’episodio dell’attacco alla base di Erbil resta comunque al centro dell’attenzione per le implicazioni sulla sicurezza dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali.