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Tommaso Cerno sul referendum giustizia: “Chi vota sì viene trattato da criminale”

Tommaso Cerno interviene sul referendum sulla giustizia e accusa una parte della magistratura e della sinistra di intimidire chi sostiene il Sì.

Tommaso Cerno: “Chi vota sì al referendum viene trattato da criminale”

Il giornalista Tommaso Cerno interviene nel dibattito politico sul referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo con parole molto critiche verso una parte della magistratura e del fronte contrario alla riforma.

Secondo Cerno, il clima attorno alla consultazione elettorale rischierebbe di creare pressione sugli elettori favorevoli al cambiamento del sistema giudiziario.

Nel suo intervento il giornalista scrive:
Mettiamoci nei panni di un italiano che sente un magistrato in televisione dargli del criminale o del massone se vota sì al referendum.

Secondo Tommaso Cerno, un cittadino che assiste a questo tipo di dibattito potrebbe sviluppare timori rispetto al funzionamento della giustizia in Italia.

Il giornalista richiama anche alcuni casi giudiziari molto discussi nella storia recente del Paese.

I riferimenti ai casi giudiziari e agli errori della magistratura

Nel suo intervento Cerno cita alcune vicende che hanno segnato il dibattito pubblico negli ultimi decenni, tra cui il caso di Beniamino Zuncheddu e quello di Enzo Tortora.

Il giornalista sostiene che queste vicende abbiano contribuito ad alimentare una riflessione sull’eventuale responsabilità dei magistrati in caso di errori giudiziari.

Nel suo commento Tommaso Cerno afferma:
E poi legge su un giornale di Zuncheddu che si è fatto trenta e fischia anni di galera o di Stasi nella farsa di Garlasco. E si spaventa. Capisce che potrebbe toccare a lui e che in Italia nessun giudice paga per i suoi errori.

Il giornalista ricorda inoltre il caso di Enzo Tortora, il presentatore televisivo coinvolto negli anni Ottanta in un processo poi conclusosi con la piena assoluzione.

Secondo Cerno, alcune vicende giudiziarie dimostrerebbero la necessità di discutere del funzionamento del sistema giudiziario italiano.

La polemica sulla separazione delle carriere

Nel passaggio finale del suo intervento Tommaso Cerno affronta il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, uno dei punti centrali del referendum sulla giustizia.

Il giornalista sostiene che la questione sia presente nel dibattito politico e istituzionale da molti anni.

Nel suo intervento Cerno scrive:
Per misurare quanto avesse ragione Vassalli e quanto la Costituzione invochi dal 1948 la separazione delle carriere, quella separazione che prima Tangentopoli, poi l’era di Berlusconi e oggi l’ossessione per Giorgia Meloni e le toghe di sinistra spingono a bloccare, non serve neanche andare a vedere i processi e rendersi conto che pm, gip e giudici si scattano i selfie insieme.

Secondo Cerno, il clima politico e mediatico attorno al referendum renderebbe difficile per alcuni cittadini esprimere liberamente la propria posizione.

Il giornalista conclude con una riflessione sul voto referendario:
Basta camminare per la strada per accorgersi che chi non è schierato per il No, non è iscritto a Magistratura Democratica o non milita nella sinistra giustizialista è di fatto un inquisito. Contro gli italiani liberi è in atto una intimidazione, un processo sommario che li dà per colpevoli prima del giudizio. Che sarà il 22 e il 23 marzo, proprio come succede nei tribunali.