Trento, intervento per non avere figli ma resta incinta: tube mai legate per un errore medico
A Trento una donna resta incinta dopo un intervento di sterilizzazione non eseguito correttamente. I giudici condannano i medici al risarcimento per violazione dell’autodeterminazione.
La scelta era stata chiara fin dall’inizio: sottoporsi a un intervento chirurgico per evitare definitivamente una gravidanza.
Ma quella decisione, presa con consapevolezza e affidata alle cure dei sanitari, si è trasformata in una vicenda giudiziaria che ha coinvolto medici, azienda sanitaria e magistratura contabile.
Protagonista della vicenda è una donna residente a Trento, che dopo essersi sottoposta a un’operazione per la chiusura delle tube di Falloppio ha scoperto, pochi mesi più tardi, di essere rimasta incinta.
La ragione emersa nel corso delle indagini è stata clamorosa: durante l’intervento i sanitari non avevano effettuato la legatura delle tube prevista dall’operazione di sterilizzazione.
Un errore che, secondo quanto accertato dai giudici, non fu neppure comunicato alla paziente, lasciandola convinta di non poter più concepire.
Sterilizzazione fallita a Trento: l’errore dei medici e la gravidanza inattesa
L’intervento chirurgico al quale la donna si era sottoposta aveva uno scopo preciso: impedire nuove gravidanze attraverso la legatura delle tube di Falloppio.
Si tratta di una procedura definitiva che viene scelta proprio per evitare qualsiasi possibilità di concepimento.
Secondo quanto emerso durante il procedimento giudiziario, però, l’operazione non venne eseguita correttamente.
I medici coinvolti non effettuarono la legatura prevista e non informarono la paziente dell’errore.
Convinta di essere ormai sterile, la donna ha continuato la propria vita senza adottare ulteriori precauzioni.
Dopo alcuni mesi è arrivata la scoperta inattesa: la gravidanza.
A quel punto la paziente ha deciso di avviare un’azione legale.
La vicenda è finita all’attenzione della magistratura contabile, che ha esaminato la responsabilità dei sanitari e dell’azienda sanitaria coinvolta.
La sentenza della Corte dei Conti e il risarcimento alla paziente
La magistratura contabile ha accertato una violazione del diritto all’autodeterminazione della donna nelle scelte riguardanti la procreazione.
Secondo i giudici, l’errore chirurgico e soprattutto la mancata comunicazione alla paziente hanno determinato conseguenze rilevanti.
Per questo motivo l’azienda sanitaria Asuit è stata condannata a versare un risarcimento complessivo pari a 114.941 euro.
Nel procedimento sono stati coinvolti due medici ritenuti responsabili della vicenda.
Uno dei sanitari ha scelto di definire la propria posizione pagando una quota di circa 47mila euro.
Per l’altra professionista, invece, la responsabilità è stata stabilita con una decisione pronunciata alla fine di novembre.
Con la conclusione del procedimento, la donna riceverà un risarcimento superiore ai centomila euro.
Il caso apre nuove indagini sulla sanità a Trento
La vicenda ha attirato l’attenzione della Procura contabile di Trento, che negli stessi mesi ha avviato ulteriori verifiche su alcune attività sanitarie nella zona.
In un altro procedimento, emerso durante le indagini, una dottoressa è stata condannata a risarcire oltre 51mila euro all’azienda sanitaria Asuit.
Secondo quanto accertato, la professionista avrebbe trasformato l’ambulatorio pubblico nel proprio studio privato.
Le verifiche hanno evidenziato che la dottoressa svolgeva attività privata senza dichiararla.
Le visite venivano registrate come prestazioni di telemedicina, evitando così il pagamento del ticket previsto per i servizi sanitari.
La situazione è stata segnalata direttamente dall’azienda sanitaria ai magistrati contabili, dando origine al procedimento che ha portato alla condanna e al risarcimento economico.
La vicenda della sterilizzazione non eseguita correttamente resta ora uno dei casi più discussi emersi negli ultimi mesi nella sanità trentina.
