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Rogo della foto di Meloni, la ragazza difende il gesto: “È un segnale politico”, Del Debbio “E’ violenza!”

A Dritto e Rovescio la ragazza dei collettivi difende il gesto: “Non è violenza ma un messaggio”. Del Debbio replica: “Io non lo farei mai”.

Il gesto choc in piazza e la rivendicazione in tv

Mancano pochi giorni al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e il clima politico si surriscalda anche nelle piazze, dove alcuni collettivi giovanili di sinistra hanno dato vita a una protesta destinata a far discutere, culminata con il rogo della foto della premier Giorgia Meloni, un gesto simbolico ma carico di significato politico che ha immediatamente acceso il dibattito mediatico.

La vicenda è stata affrontata anche nel corso della trasmissione Dritto e Rovescio, condotta da Paolo Del Debbio, dove è stata ospitata proprio la giovane protagonista dell’episodio, che ha rivendicato apertamente quanto accaduto spiegando le motivazioni alla base della protesta.

“Noi abbiamo bruciato quelle immagini perché crediamo che in questo momento il governo Meloni ha un po’ paura dei giovani di questo paese”, afferma, sostenendo che il gesto rappresenterebbe una risposta politica alle scelte dell’esecutivo e al rapporto con le nuove generazioni.

Del Debbio incalza: “È un gesto violento, io non lo farei mai”

Nel corso del confronto televisivo, Paolo Del Debbio incalza l’ospite, mettendo in discussione il significato e la legittimità di un gesto così forte, che viene percepito da molti come una forma di intolleranza politica piuttosto che di protesta.

“Però bruciare le immagini non sembra un gesto di violenza? Perché bisogna bruciare un’immagine di una persona?”, domanda il conduttore, evidenziando come il dissenso politico possa essere espresso in forme diverse e meno estreme.

“Io non brucerei mai l’immagine di uno che la pensa contrariamente da me”, aggiunge, prendendo le distanze da una modalità di protesta che rischia di alimentare ulteriormente lo scontro.

“Volevamo farci sentire”: la difesa e le polemiche

La giovane attivista, dal canto suo, respinge le accuse di violenza e insiste sulla natura simbolica dell’azione, spiegando che l’obiettivo era attirare l’attenzione su una protesta che, a suo dire, non trova spazio nei media tradizionali.

“Volevamo mandare un segnale per uscire dal cono d’ombra fatto dai media”, sostiene, rivendicando il diritto di utilizzare forme di protesta forti per farsi ascoltare.

Le parole pronunciate in studio, tuttavia, riaccendono il dibattito sul livello dello scontro politico e sulla crescente radicalizzazione di alcune frange, con un confronto che, a pochi giorni dal voto, appare sempre più acceso e polarizzato.