Trescore Balneario, la prof: “Quelle coltellate potevano uccidermi ma voglio tornare tra i miei alunni credo ancora nei giovani”
Chiara Mocchi, prof accoltellata a Trescore Balneario da un alunno, parla dall’ospedale: parole forti, gratitudine e volontà di tornare in classe.
Dal letto d’ospedale, ancora provata ma lucida, Chiara Mocchi rompe il silenzio dopo l’aggressione e affida a una lunga lettera parole che scuotono e riaprono il dibattito sulla sicurezza nelle scuole.
Chiara Mocchi accoltellata a Trescore Balneario: il risveglio e la lettera
Dopo ore drammatiche, Chiara Mocchi, 57 anni, docente di francese accoltellata da un alunno di 13 anni nella scuola media di Trescore Balneario, ha ripreso conoscenza e ha voluto subito parlare. Le sue parole, dettate con voce debole al legale Angelo Lino Murtas, sono diventate una lettera intensa rivolta a studenti, colleghi e a tutte le persone coinvolte.
Nel messaggio emerge il racconto di quanto accaduto e la consapevolezza della gravità dell’episodio: “Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi”.
La docente descrive l’aggressione come un gesto improvviso che ha trasformato una giornata normale in un incubo: “Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre”. Parole che restituiscono la violenza dell’accaduto e la drammaticità dei momenti vissuti all’interno della scuola.
Il gesto del 13enne e le indagini: tensione e interrogativi
Il ragazzo responsabile dell’aggressione si trova attualmente in una struttura protetta su disposizione della Procura per i Minorenni di Brescia, dopo aver ammesso le proprie responsabilità. Alla base del gesto, secondo quanto emerso, ci sarebbe un risentimento maturato nel tempo nei confronti della docente.
Il legale della famiglia del minore, Carlo Foglieni, ha spiegato che il giovane era già seguito da uno psicologo e che il percorso di supporto era stato attivato proprio per un rapporto scolastico “problematico e conflittuale” con l’insegnante. Una situazione che, secondo quanto riferito, era già nota anche all’istituto.
La vicenda ha riacceso il confronto sul tema della gestione delle fragilità tra gli studenti e sul ruolo delle scuole nell’intercettare segnali di disagio, in un contesto che ora viene osservato con maggiore attenzione da autorità e opinione pubblica.
“Tornerò a insegnare”: le parole che segnano una svolta
Nonostante le ferite ancora evidenti, il messaggio più forte della lettera riguarda la volontà di tornare in classe. La docente scrive: “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani”.
Parole che si accompagnano a un lungo elenco di ringraziamenti rivolti a chi l’ha soccorsa e sostenuta nei momenti più difficili. Dai colleghi intervenuti immediatamente, agli studenti presenti, fino ai medici e al personale sanitario dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, la docente riconosce il ruolo decisivo di chi ha contribuito a salvarle la vita.
Nel testo non emerge rabbia, ma un messaggio rivolto soprattutto agli studenti: “Non lasciamoci vincere dal buio”. Un invito a non fermarsi e a proseguire il percorso scolastico con coraggio, nonostante quanto accaduto.
Attualmente le condizioni della docente risultano in miglioramento, dopo il trasferimento dalla terapia intensiva a un reparto ordinario, mentre le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell’aggressione.
