Feltri critica la Meloni, “Costretta a sacrificare tre ministri dopo il referendum”
Vittorio Feltri critica Giorgia Meloni dopo referendum, dimissioni di Delmastro Santanchè Bartolozzi sollevano interrogativi politici e strategici nel centrodestra
Feltri Giorgia Meloni e dimissioni dopo il referendum
Le parole di Vittorio Feltri arrivano come un affondo diretto dopo il risultato del referendum sulla giustizia, che ha segnato un passaggio delicato per il governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo il giornalista, ciò che è accaduto nelle ore successive al voto non può essere liquidato come un semplice riassetto interno.
A lasciare o cambiare incarico sono stati tre esponenti di primo piano: Andrea Delmastro Delle Vedove, che ha lasciato il ruolo di sottosegretario alla Giustizia, Giusi Bartolozzi, spostata dal suo incarico, e Daniela Santanchè, che ha fatto un passo indietro da ministra del Turismo. Una scelta, sottolinea Feltri, maturata non sotto pressione dell’opposizione, ma per decisione diretta della stessa premier.
Il punto, secondo il fondatore di Libero, è tutto nella contraddizione apparente: fino a poco prima si sosteneva che un governo non dovesse piegarsi alle pressioni mediatiche o giudiziarie, ma subito dopo si è verificata una scelta che sembra andare nella direzione opposta.
Referendum giustizia, la critica di Feltri alla riforma bocciata
Nel suo intervento, Vittorio Feltri non risparmia critiche nemmeno al risultato referendario, definendolo il frutto di una narrazione distorta. La proposta di separare le carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, secondo il giornalista, sarebbe stata trasformata in un presunto attacco all’indipendenza della magistratura.
Una rappresentazione che, sempre secondo Feltri, avrebbe favorito la convergenza tra magistratura associata e forze di sinistra, creando un fronte compatto capace di ribaltare una riforma ritenuta “di buonsenso”. Il risultato, sostiene, è stato quello di spostare il confronto da un piano tecnico a uno ideologico, con effetti evidenti sull’esito finale.
Feltri individua anche responsabilità interne al centrodestra, accusato di aver accettato il terreno di scontro imposto dagli avversari. In questo scenario, Giorgia Meloni si sarebbe trovata a sostenere quasi da sola il peso della campagna, mentre dall’altra parte si registrava maggiore coesione.
Santanchè Delmastro Bartolozzi, scelta strategica o cedimento
Il passaggio più delicato riguarda però le dimissioni e i cambi di ruolo. Feltri invita a non parlare di “capri espiatori”, ma di una decisione politica precisa. I protagonisti coinvolti, infatti, non sono stati esclusi dalla vita pubblica, ma hanno mantenuto incarichi e visibilità.
In particolare, il giornalista esprime una valutazione positiva sull’operato di Daniela Santanchè, sottolineando i risultati ottenuti nel settore turistico. Le sue parole sono nette: “Daniela Santanchè, che conosco e stimo, ha lavorato bene da ministro: i numeri del turismo lo dimostrano, non le chiacchiere”.
La lettura proposta è quella di una “ritirata strategica”, finalizzata a sottrarre bersagli alla pressione politica e mediatica. Un meccanismo che, secondo Feltri, viene utilizzato dagli avversari per indebolire l’esecutivo, trasformando singoli esponenti in obiettivi permanenti.
Resta però una questione aperta: il significato politico di queste scelte. Feltri conclude sollecitando una spiegazione chiara da parte della premier, ritenendo che senza una narrazione esplicita il rischio sia quello di interpretare le decisioni come un cedimento, mentre con una spiegazione potrebbero essere lette come una mossa calcolata.