Taranto, in un centro commerciale scivola sull’uva e si rompe il braccio: assicurazione paga 23mila euro
Una cliente a Taranto ottiene 23mila euro dopo una caduta su chicchi d’uva in un centro commerciale, inizialmente negato il risarcimento dall’assicurazione.
È bastato un attimo, una distrazione e alcuni chicchi d’uva lasciati sul pavimento per trasformare una normale giornata di acquisti in un incidente serio, sfociato poi in una lunga battaglia legale conclusa con un risarcimento.
Caduta a Taranto nel centro commerciale: dinamica e responsabilità
L’episodio si è verificato il 26 settembre 2024 all’interno di un centro commerciale di Taranto, dove una cliente stava facendo acquisti quando è improvvisamente scivolata. A causare la caduta, secondo quanto accertato, sarebbero stati alcuni acini d’uva rimasti sul pavimento e non rimossi tempestivamente.
L’impatto è stato violento e ha provocato alla donna la frattura dell’omero, una lesione significativa che ha richiesto cure mediche immediate. Sul posto è intervenuto il personale del 118, allertato dagli addetti alla sicurezza della struttura, che ha prestato i primi soccorsi e gestito il trasferimento per gli accertamenti sanitari.
La presenza di residui alimentari sulla pavimentazione, in un’area frequentata da clienti, è risultata centrale nella ricostruzione dei fatti. Proprio questo elemento ha rappresentato il presupposto della richiesta risarcitoria avanzata successivamente dalla parte lesa.
Scontro con l’assicurazione e avvio della trattativa legale
In una prima fase, la vicenda ha assunto contorni complessi. L’assicurazione del centro commerciale, infatti, non aveva inizialmente riconosciuto alcun indennizzo, respingendo la richiesta avanzata dalla donna.
A seguire il caso è stato l’avvocato Fabrizio Del Vecchio, che ha avviato una procedura di negoziazione assistita nei confronti della controparte. Questo passaggio ha rappresentato una svolta nella gestione della controversia, consentendo alle parti di confrontarsi in modo strutturato.
La linea difensiva si è basata sulla responsabilità della struttura nella gestione e nella pulizia degli spazi comuni, elemento fondamentale per garantire la sicurezza dei clienti. La mancata rimozione dei chicchi d’uva è stata ritenuta una circostanza determinante nella causazione dell’incidente.
Accordo finale e risarcimento da 23mila euro
Dopo il confronto tra le parti, si è arrivati a un accordo che ha portato alla liquidazione del danno in favore della donna. Il risarcimento è stato quantificato in 23mila euro, somma definita a seguito dell’accertamento medico-legale delle lesioni subite.
Le valutazioni hanno tenuto conto non solo della frattura dell’omero, ma anche delle conseguenze derivanti dall’infortunio, comprese le limitazioni temporanee e l’impatto sulla quotidianità della vittima.
L’intesa è stata raggiunta senza ulteriori sviluppi giudiziari, chiudendo così una vicenda nata da un episodio apparentemente banale ma che ha avuto ripercussioni rilevanti sia sul piano sanitario che su quello legale.
