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Conte attacca il riarmo, FdI replica: “Quando governavi spendevi miliardi per reddito di cittadinanza”

Giuseppe Conte critica il piano di riarmo europeo, ma Fratelli d’Italia lo accusa di incoerenza ricordando spese militari e scelte economiche durante i suoi governi.

Conte riarmo Ue e attacco al piano europeo

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte torna a intervenire sul tema della difesa europea, criticando apertamente il piano di riarmo. Durante la convention “Tutta l’Europa che manca”, l’ex presidente del Consiglio ha espresso una posizione netta.

“L’Europa dovrebbe rafforzare la difesa comune europea, è una necessità, dobbiamo iniziare a costruire uno strumento di maggiore integrazione. La difesa unica è un progetto necessario per rispondere alle sfide, ma non ha nulla a che vedere col piano di riarmo, che sono soldi buttati”, ha dichiarato Giuseppe Conte.

Una linea che distingue chiaramente tra integrazione militare europea e aumento delle spese per armamenti, ritenuto non prioritario dal leader pentastellato.

La replica di Fratelli d’Italia: accuse di incoerenza

Alle parole di Giuseppe Conte ha replicato duramente Fratelli d’Italia, attraverso un intervento sui social, puntando il dito contro le scelte compiute durante i suoi governi.

“Rinfreschiamo la memoria a mister sperpero di denaro pubblico”, si legge nel messaggio pubblicato dal partito. E ancora: “Conte – si legge in un post di FdI su X -, nessuno ha dimenticato quando da Presidente del Consiglio ti mettevi sugli attenti al primo ‘Giuseppi’ e acquistavi armi e aerei da guerra. L’obiettivo del 2% non è cambiato. E neppure la tua incorenza e mancanza credibilità”.

Il riferimento è alle decisioni assunte negli anni in cui Giuseppe Conte era a Palazzo Chigi, in particolare agli impegni presi in ambito Nato e all’aumento delle spese per la difesa.

I numeri delle spese e le polemiche economiche

Durante il governo Conte II, nel 2020, la spesa militare italiana in rapporto al Pil è passata dall’1,3% all’1,6%, raggiungendo circa 25 miliardi di euro, nonostante il contesto segnato dalla pandemia.

Un incremento che oggi viene utilizzato dagli avversari politici per evidenziare una presunta contraddizione tra le posizioni attuali e quelle adottate in passato.

Nel dibattito rientrano anche altre misure economiche varate durante i governi guidati da Giuseppe Conte, come il Superbonus e il reddito di cittadinanza. Secondo le stime citate, il primo avrebbe generato un impatto superiore ai 150 miliardi di euro entro il 2024, mentre il secondo avrebbe comportato costi complessivi per circa 34,5 miliardi fino alla fine del 2023.

Elementi che alimentano il confronto politico, in un contesto segnato da divergenze profonde sulle politiche economiche e sulla gestione delle risorse pubbliche.