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Asl Caserta, timbravano e sparivano: 13 dipendenti tra medici e impiegati “Al lavoro solo sulla carta”

Assenteismo Asl Caserta, tredici dipendenti condannati: falsi turni, 270 assenze ingiustificate e sistema per cancellare le tracce nei registri ufficiali

Timbravano il cartellino e subito dopo sparivano, lasciando gli uffici vuoti mentre risultavano regolarmente in servizio.

Assenteismo Asl Caserta: il sistema delle false missioni
Le indagini hanno ricostruito un meccanismo ormai consolidato all’interno dell’Asl di Caserta, dove diversi dipendenti, tra medici, infermieri e amministrativi, riuscivano ad assentarsi senza lasciare tracce ufficiali. Dopo aver timbrato il cartellino, si allontanavano per svolgere attività personali, come fare la spesa, accompagnare figli a scuola o sbrigare commissioni private.
Secondo quanto accertato, durante queste assenze risultavano formalmente impegnati in “missioni” lavorative esterne, giustificando così l’assenza dagli uffici. Una volta rientrati, il sistema veniva alterato per eliminare ogni traccia delle ore non lavorate, facendo risultare una presenza regolare.
Le verifiche hanno portato alla luce ben 270 episodi di allontanamento non autorizzato tra il 2017 e il 2018. In alcuni casi, i dipendenti si assentavano quasi quotidianamente. Uno degli imputati, su 58 giorni lavorativi, si sarebbe allontanato per ben 36 volte. Un quadro che ha rafforzato le accuse della Procura di Napoli Nord, già delineate nella fase iniziale dell’inchiesta.

La sentenza del Tribunale di Napoli Nord
Dopo anni di procedimento, il Tribunale di Napoli Nord ha emesso la sentenza, condannando 13 dipendenti coinvolti nel sistema di assenteismo. Le pene inflitte variano da un anno e due mesi fino a due anni e dieci mesi di reclusione.
Per nove imputati, essendo la pena inferiore ai due anni, è stata concessa la sospensione condizionale. Il procedimento ha riguardato una pluralità di profili professionali all’interno dell’azienda sanitaria, confermando la diffusione del fenomeno.
Parallelamente, il tribunale ha disposto alcune assoluzioni. Sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” Antonio Menditto, medico fisiatra, Antonio Leccia e Patrizia Taglialatela. Per Antonio Liccardo e Pasquale Corvino è stata invece riconosciuta la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Nel corso degli anni, alcuni degli imputati hanno raggiunto la pensione, mentre uno è deceduto prima della conclusione del processo. Già nel 2020, durante la fase delle indagini, erano state adottate misure interdittive nei confronti di diversi coinvolti.

Le conseguenze e il contesto dell’inchiesta
L’inchiesta ha evidenziato un sistema articolato e reiterato nel tempo, basato su falsificazioni dei registri e utilizzo improprio delle “missioni” lavorative. I carabinieri hanno documentato ogni episodio, ricostruendo nel dettaglio le abitudini dei dipendenti coinvolti.
Le condotte accertate hanno sollevato interrogativi sulla gestione dei controlli interni e sull’efficacia dei sistemi di rilevazione delle presenze nelle strutture pubbliche.
Il procedimento si inserisce in un contesto più ampio di contrasto ai fenomeni di assenteismo nella pubblica amministrazione, con verifiche sempre più stringenti e controlli incrociati sui dati di presenza.
La sentenza del Tribunale di Napoli Nord rappresenta un passaggio rilevante nella definizione delle responsabilità individuali emerse durante l’inchiesta, chiudendo una vicenda iniziata diversi anni fa e fondata su centinaia di episodi documentati.