Social vietati ai minori di 15 anni, il Governo studia nuove restrizioni
In Italia possibile stop ai social sotto i 15 anni, dopo casi di cronaca e nuovi rischi online; il Governo valuta limiti anche per piattaforme video.
Social minori 15 anni: la proposta del Governo
Una nuova stretta sull’accesso ai social network per i più giovani è allo studio del Governo italiano, che valuta l’introduzione di un limite anagrafico più restrittivo rispetto a quello attuale. Secondo le prime indiscrezioni, il divieto riguarderebbe i minori di 15 anni, superando la soglia oggi fissata generalmente a 13 anni dalle principali piattaforme digitali.
L’iniziativa si inserisce in un contesto internazionale già avviato da altri Paesi. In Australia, ad esempio, dal 10 dicembre 2025 è entrata in vigore una normativa che vieta l’accesso ai social agli utenti sotto i 16 anni. Una linea più severa che ora potrebbe essere presa come riferimento anche in Italia, seppur con limiti leggermente differenti.
La proposta emerge da una bozza di disegno di legge che, secondo quanto riportato dal giornalista Simone Canettieri, sarebbe già stata esaminata nel corso di incontri tra esponenti dell’esecutivo. Tra i presenti figurano il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella.
Piattaforme video e chat coinvolte nel possibile divieto
Uno degli elementi più rilevanti della bozza riguarda l’estensione del divieto non solo ai social network, ma anche alle cosiddette “piattaforme di condivisione video”. Si tratta di una definizione ampia che potrebbe includere numerosi servizi digitali utilizzati quotidianamente anche dai più giovani.
In questa categoria rientrerebbero, almeno teoricamente, applicazioni come WhatsApp, Telegram e YouTube, ma anche piattaforme di streaming come Netflix e Amazon Prime Video. La formulazione generica lascia spazio a diverse interpretazioni e rende necessario attendere il testo definitivo per comprendere con precisione quali servizi saranno effettivamente interessati dalle restrizioni.
Al momento, si tratta infatti di una versione preliminare del provvedimento, di cui sono emersi solo alcuni passaggi. La pubblicazione ufficiale del disegno di legge chiarirà i criteri applicativi e gli strumenti tecnici che verranno utilizzati per verificare l’età degli utenti.
I casi di cronaca che hanno spinto l’intervento
Alla base della proposta vi sono anche recenti episodi di cronaca che hanno acceso l’attenzione sul rapporto tra minori e ambienti digitali. Il 25 marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, un ragazzo di 13 anni ha aggredito un’insegnante all’interno della scuola, trasmettendo parte dell’azione in diretta su Telegram tramite uno smartphone indossato al collo.
Pochi giorni dopo, il 30 marzo, un giovane di 17 anni è stato arrestato a Perugia con l’accusa di aver pianificato un attacco all’interno di un istituto scolastico. Secondo gli investigatori, entrambi i casi presenterebbero collegamenti con gruppi e ambienti online caratterizzati da contenuti violenti.
