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Michela Andreatta muore a 28 anni dopo un intervento all’orecchio, indagati tre medici

La morte di Michela Andreatta dopo un intervento all’orecchio solleva accuse di negligenze mediche: la procura chiede il processo per tre specialisti della clinica.

Michela Andreatta, intervento e decesso dopo l’operazione

Il caso della giovane Michela Andreatta, 28 anni, originaria di Acilia, torna al centro dell’attenzione giudiziaria a quasi due anni dalla sua morte. La ragazza si era sottoposta il 3 maggio 2024 a un intervento per la rimozione di un angioma all’orecchio sinistro presso la clinica Fabia Mater.

L’operazione, durata circa due ore, era considerata di routine. Tuttavia, il decorso successivo avrebbe preso una piega drammatica. Dopo il risveglio dall’anestesia, la giovane avrebbe manifestato difficoltà respiratorie che, secondo quanto emerge dagli atti, non sarebbero state riconosciute in modo corretto dal personale sanitario.

Le condizioni della paziente sarebbero rapidamente peggiorate fino al decesso, aprendo un’indagine per chiarire quanto accaduto durante e dopo l’intervento.

Accuse di errori e negligenze nel post operatorio

Il pubblico ministero Francesco Paolo Marinaro contesta una gestione clinica caratterizzata da “negligenze, imperizie ed errori”. In particolare, gli accertamenti si concentrano sulla mancata diagnosi di un problema alla laringe, inizialmente scambiato per una possibile embolia polmonare.

Elemento centrale dell’inchiesta è la fase dell’intubazione. Secondo l’accusa, l’anestesista Ksenia Trembiskaya avrebbe provocato una “intubazione esofagea accidentale”, senza accorgersi dell’errore, anche perché – come riportato negli atti – non sarebbe stata effettuata una “verifica sistematica del corretto posizionamento del tubo endotracheale”.

Nonostante segnali evidenti, i sanitari non avrebbero colto il peggioramento del quadro clinico. Negli atti si legge infatti che “l’intubazione non si registrava alcun miglioramento dei parametri vitali e della ventilazione, ma anzi un peggioramento drastico del quadro emodinamico e respiratorio, peraltro annotato dall’anestesista”.

Tre medici rischiano il processo per la morte della giovane

Alla luce delle indagini, la procura ha richiesto il rinvio a giudizio per tre professionisti: l’anestesista Ksenia Trembiskaya, il chirurgo Francesco Stillo e il medico Giampietro Bianchini.

Secondo l’impostazione accusatoria, la sequenza di errori avrebbe avuto un ruolo determinante nel decesso della giovane paziente. Sarà ora il giudice dell’udienza preliminare a decidere se disporre il processo.

L’udienza è stata fissata per il prossimo 17 settembre, momento in cui i medici potranno presentare le proprie difese e replicare alle accuse formulate dalla procura.