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Delitto di Garlasco, Feltri attacca: “Sembra cinema, non giustizia”

Il caso Garlasco torna al centro con le parole di Vittorio Feltri, tra dubbi su prove, nuove indagini e il nome di Andrea Sempio.

Garlasco e Feltri: critiche sulla ricostruzione del caso

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, il caso torna sotto i riflettori con le dichiarazioni di Vittorio Feltri, che esprime forti perplessità sulle nuove ricostruzioni investigative.

“A Garlasco abbiamo finalmente risolto tutto: basta premere riavvolgi. Il tempo torna indietro, i morti si rialzano per farsi colpire meglio, le scale si raddrizzano, le cantine parlano. Manca solo l’invenzione decisiva: la macchina del tempo. Purtroppo Antonino Zichichi non ha fatto in tempo a costruirla; altrimenti avremmo già il film completo, con tanto di movente in alta definizione e colonna sonora”.

Secondo Feltri, la narrazione attorno al delitto avrebbe assunto contorni più simili a una rappresentazione cinematografica che a una ricostruzione giudiziaria: “Perché di questo si tratta: cinema. Ottimo cinema, per carità. Dodici colpi, la colluttazione, la trascinata, la caduta sui gradini, il finale in cantina. Una sceneggiatura che scorre; quasi si vede. Peccato che il tribunale non sia una sala”.

Nuove indagini sul delitto di Garlasco e il nome di Sempio

Dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, il caso registra nuovi sviluppi investigativi con l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio. Un elemento che riapre interrogativi già affrontati nel corso degli anni.

Feltri interviene anche su questo punto: “Dopo quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, dopo una condanna definitiva per Alberto Stasi (io, lo dico senza infingimenti, ho maturato da tempo una certezza morale sulla sua innocenza), ecco il nuovo giro di giostra: altro indagato, altro movente, altra sicurezza. Oggi tocca a Andrea Sempio. Domani, chissà”.

Nel suo intervento vengono citati diversi elementi dell’indagine, dalle impronte alle tracce genetiche, fino agli orari della morte e alla scena del crimine, ritenuta compromessa fin dalle prime fasi. Aspetti che, secondo l’analisi proposta, avrebbero dato luogo a interpretazioni differenti nel tempo.

Dubbi sulle prove e il ruolo dei media

Le dichiarazioni si soffermano anche sul ruolo delle consulenze tecniche e sul confronto tra diverse perizie succedutesi negli anni. “E allora si torna da capo: nuovi periti, nuove certezze. Ieri si è condannato con una squadra di tecnici; oggi si ricostruisce con un’altra squadra, più moderna, più acuta, si dice. Domani ne arriverà una terza, ancora più brillante. A questo punto, non serve il codice: serve il casting”.

Viene inoltre evidenziata la dimensione mediatica del caso: “Nel frattempo, il vero processo si è svolto altrove: negli studi televisivi. Più sedute, più consulenti, più criminologi che al Processo di Norimberga su Auschwitz”.