Dopo il derby di Roma, Andrea Pellegrino ha spiegato perché il tennis di Jannik Sinner sia così difficile da affrontare: «Fa male tutto» in campo.
Jannik Sinner, il giudizio netto di Andrea Pellegrino dopo il derby di Roma
Andrea Pellegrino lascia gli Internazionali d’Italia tra gli applausi, dopo un torneo che lo ha visto protagonista a Roma. Il tennista pugliese, reduce dalla vittoria contro Frances Tiafoe, ha trovato negli ottavi l’avversario più complicato del tabellone: Jannik Sinner, numero uno del mondo. Il derby si è chiuso con il successo dell’altoatesino per 6-2, 6-3, ma Pellegrino ha saputo restare in partita soprattutto nel secondo set, quando ha alzato il livello al servizio e negli scambi.
Nel dopo gara, il 29enne ha analizzato con lucidità la differenza vista in campo. Alla domanda sugli aspetti più difficili del tennis di Sinner, la risposta è arrivata immediata: “Tutto!”. Una sintesi secca, seguita da una spiegazione più ampia: “Non c’è una cosa specifica che mi abbia dato fastidio, nel senso che è talmente completo sotto tutti i punti di vista che non puoi dire: ‘mi ha dato fastidio quella cosa’”.
Il servizio nei punti pesanti e la completezza che sposta il match
Il passaggio più significativo dell’analisi di Pellegrino riguarda la capacità di Sinner di alzare il rendimento nei momenti decisivi. Non solo profondità da fondo campo, ritmo e pressione costante: secondo il tennista pugliese, una delle chiavi è il servizio, soprattutto quando il punteggio diventa più pesante.
“Serve in maniera incredibile, soprattutto nei momenti importanti. Ha una percentuale di prime impressionante rispetto a tutti gli altri giocatori con cui ho giocato e secondo me quella fa davvero la differenza”, ha spiegato Pellegrino. Il riferimento non è soltanto alla qualità tecnica del colpo, ma alla sua efficacia nelle fasi in cui l’avversario prova a rientrare. Nel secondo set, infatti, Pellegrino ha avuto momenti positivi, ma Sinner ha sempre trovato risposte immediate, senza lasciare spazio a una vera inversione del match.
La frase più forte sulla mentalità: «È qualcosa fuori dal normale»
Oltre agli aspetti tecnici, Pellegrino ha indicato nella mentalità il tratto che più separa Sinner dagli altri giocatori del circuito. Il numero uno del mondo è stato descritto come un atleta capace di gestire pressione, fatica e giornate complicate con una continuità rara.
“Al di là del tennis, penso che la sua mentalità sia la cosa che lo differenzia più di tutti dagli altri giocatori. Parliamo di un ragazzo di 24 anni che ha vinto cinque Masters 1000 di fila e non perde una partita o un set da tre mesi: è qualcosa fuori dal normale”.
Poi l’ultima osservazione, forse la più netta, su ciò che dall’esterno può sfuggire: “Forse da fuori la gente non si rende conto di quanto sia difficile competere ogni giorno, perché nel tennis ci sono tantissime variabili. Uno può svegliarsi stanco, con un dolore, con qualche problema. Lui invece anche in quei momenti riesce comunque a tirare fuori il meglio di sé e a portare a casa le partite. E penso che quello sia un talento che ha solo lui al mondo”.
