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La Meloni punta al ritorno del nucleare in Italia, Orsini: “Imprese disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari”

Il nucleare torna al centro della politica energetica italiana: Meloni annuncia la legge delega entro l’estate e Confindustria chiede mini reattori nelle imprese.

Nucleare, Meloni annuncia la legge delega entro l’estate

Il ritorno del nucleare in Italia entra nella fase parlamentare decisiva. Davanti all’assemblea annuale di Confindustria, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato l’intenzione del governo di procedere con la legge delega sul nucleare sostenibile entro l’estate.

La premier ha dichiarato: “Entro l’estate, lo ribadisco, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario”. L’obiettivo indicato dall’esecutivo è riaprire la possibilità di produrre energia nucleare in Italia, puntando soprattutto sulle tecnologie di nuova generazione.

Il riferimento principale è ai piccoli reattori modulari, noti come Smr, impianti di potenza inferiore rispetto alle centrali tradizionali e progettati per essere realizzati in moduli. Il governo li presenta come una soluzione più flessibile per affiancare le rinnovabili e ridurre la dipendenza energetica dall’estero.

Il disegno di legge alla Camera e il nodo dei decreti attuativi

Il provvedimento citato dalla presidente del Consiglio è il disegno di legge delega in materia di “energia nucleare sostenibile”, presentato alla Camera il 17 ottobre 2025. L’atto, identificato come C. 2669, ha concluso l’esame in Commissione e risulta “in stato di relazione”, quindi pronto per il successivo passaggio parlamentare.

La delega servirà a costruire il quadro normativo per la possibile ripresa della produzione nucleare. Solo dopo l’approvazione della legge, però, arriveranno i decreti attuativi, destinati a definire nel dettaglio autorizzazioni, controlli, sicurezza, gestione degli impianti e rapporti con i territori.

Il dossier riapre una partita chiusa dopo i referendum del 1987 e del 2011, quando l’Italia abbandonò la produzione nucleare e poi confermò lo stop al ritorno delle centrali.

Confindustria sostiene gli Smr: “Prezzo dell’energia minaccia esistenziale”

La linea del governo ha ricevuto il sostegno di Confindustria. Il presidente Emanuele Orsini ha indicato il costo dell’energia come uno dei principali fattori di debolezza per le imprese italiane.

Nel suo intervento, Orsini ha parlato di una “minaccia esistenziale” per l’industria, sostenendo che l’Italia continua a pagare l’elettricità a prezzi troppo elevati rispetto ad altri Paesi europei. Da qui la richiesta di accelerare sulla produzione continua a basse emissioni, affiancando il nucleare alle fonti rinnovabili.

Per il presidente degli industriali, rinviare la scelta perché i tempi di realizzazione sarebbero lunghi non è una soluzione. Orsini ha respinto l’argomento dei 10-15 anni necessari per rendere operativi gli impianti, definendolo “falso” e sostenendo che il vero problema sia il ritardo accumulato.

Mini reattori nelle imprese, la proposta di Orsini

Il passaggio più rilevante dell’intervento di Orsini riguarda la disponibilità degli industriali a ospitare gli impianti. Il presidente di Confindustria ha affermato: “Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti”.

Gli Smr sono reattori modulari di nuova generazione, pensati per essere assemblati anche vicino ai luoghi di consumo energetico. In questa prospettiva, i distretti industriali potrebbero diventare uno dei punti di caduta della nuova strategia, soprattutto per le produzioni ad alto fabbisogno elettrico e termico.

La proposta di Confindustria lega il nucleare anche alla sicurezza nazionale. Secondo gli industriali, la disponibilità di energia stabile, programmabile e a basse emissioni sarebbe un fattore decisivo per la competitività del sistema produttivo.

Costi, scorie e territori restano i nodi aperti

Il quadro resta comunque complesso. Le tecnologie modulari sono al centro di progetti e alleanze industriali in Europa, ma i tempi di realizzazione, i costi specifici, la gestione delle scorie e la localizzazione degli impianti restano questioni aperte.

Il tema dei siti sarà uno dei passaggi più delicati. In Italia, qualunque scelta dovrà confrontarsi con vincoli ambientali, rischio sismico, rischio idrogeologico, autorizzazioni e accettazione dei territori. A questi elementi si aggiunge la necessità di definire le regole per il deposito dei rifiuti radioattivi.

Confindustria chiede inoltre di riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato, per superare i blocchi locali che rallentano anche fotovoltaico ed eolico. Orsini ha indicato circa 4mila richieste di autorizzazione per impianti rinnovabili ancora ferme e 131 gigawatt in attesa di permesso.