Immigrazione, l’Ue dà ragione all’Italia mentre il governo accelera su rimpatri rapidi e blocco navale
Il dossier migranti torna al centro del governo: dall’Ue arriva il via libera, mentre Roma prepara nuove regole su sbarchi, espulsioni e Paesi sicuri.
Migranti, da Bruxelles arriva il riconoscimento all’Italia
L’Italia incassa un giudizio positivo da Bruxelles sul percorso avviato in vista dell’entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo, prevista per il 12 giugno. A sottolinearlo è stato il commissario Ue per la Migrazione, Magnus Brunner, durante un’audizione al Parlamento europeo, parlando di un “enorme e importante progresso” compiuto dal Paese nel rafforzamento del coordinamento tra istituzioni e nell’adeguamento della normativa nazionale, comprese le misure di emergenza legate al reclutamento del personale.
Secondo Brunner, l’Italia è “sulla buona strada” rispetto agli obiettivi europei. Il riconoscimento arriva in una fase politicamente delicata, mentre l’Unione europea prova a completare il nuovo impianto normativo sull’immigrazione e mentre il governo italiano lavora a un ulteriore intervento interno per rafforzare le procedure di controllo, rimpatrio ed espulsione.
Nelle stesse ore, i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio Ue hanno raggiunto l’accordo sul regolamento rimpatri, considerato uno dei tasselli decisivi della nuova politica migratoria europea. Le nuove regole prevedono obblighi di cooperazione con le autorità per i cittadini di Paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri, strumenti più forti di coordinamento tra Paesi Ue e la possibilità di creare hub per i rimpatri in Paesi terzi. L’intesa dovrà ora passare dalla commissione Libe e dalla plenaria. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha sintetizzato così il passaggio: “I rimpatri ora saranno più rapidi e coerenti”.
Blocco navale, il governo studia il decreto per le emergenze
Sul fronte italiano, il governo guidato da Giorgia Meloni prepara un nuovo decreto destinato a recepire parte delle norme contenute nel disegno di legge sul Patto migranti, approvato dal Consiglio dei ministri a febbraio ma rimasto fermo in Parlamento. Il provvedimento dovrebbe intervenire sui punti ritenuti più urgenti, con un iter più rapido rispetto al testo originario.
Tra le misure allo studio c’è anche la possibilità di vietare temporaneamente l’ingresso di stranieri nelle acque territoriali italiane in caso di emergenza. La misura, indicata come blocco navale, scatterebbe solo davanti a situazioni gravi individuate dal testo, come il terrorismo o una pressione migratoria definita “straordinaria tale da mettere in difficoltà il controllo dei confini”.
Nel dossier rientra anche l’ipotesi legata alle “emergenze sanitarie di rilevanza internazionale”. Il riferimento, in questa fase, guarda all’epidemia di Ebola in corso in Congo, seguita con attenzione da Palazzo Chigi. Il decreto potrebbe quindi contenere le norme necessarie per attivare il blocco navale qualora la situazione sanitaria dovesse aggravarsi.
Il quadro attuale, secondo il cruscotto del Viminale aggiornato al 29 maggio, segnala zero arrivi via mare. Tuttavia, con l’estate ormai vicina, dentro l’esecutivo cresce la preoccupazione per una possibile ripresa degli sbarchi. Da qui l’accelerazione sul decreto e sulle nuove misure di gestione delle frontiere.
Espulsioni, procedure accelerate e Paesi sicuri: la nuova linea del governo
Il provvedimento dovrebbe contenere anche un giro di vite sulle espulsioni. Ai casi già previsti verrebbero aggiunte ipotesi legate a reati come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, aggressioni o intimidazioni rivolte a organi politici, amministrativi e giudiziari, oltre a delitti in ambito familiare e violenze nei Cpr. In questi casi, il giudice chiamato a decidere avrebbe un quadro più ampio per valutare l’allontanamento dello straniero dal territorio nazionale.
Un altro punto riguarda le procedure di frontiera accelerate per stabilire se il migrante abbia diritto o meno alla protezione internazionale. L’esame dovrà concludersi entro 12 settimane, con l’obiettivo di rendere più rapido il filtro tra chi può ottenere asilo e chi non possiede i requisiti per restare. Per lo straniero arrivato in Italia senza controlli è previsto anche il fermo fino a 72 ore, mentre a chi presenta richiesta di asilo potrà essere imposto di risiedere in un solo luogo.
La partita più politica resta quella dei Paesi sicuri, tema su cui Giorgia Meloni ha insistito anche in sede europea per sbloccare il percorso legato all’accordo con l’Albania. Con l’approvazione dell’elenco europeo, il governo punta ora a introdurre la possibilità di designare come sicuri anche Paesi terzi “diversi da quelli designabili a livello Ue”.
Il decreto, se confermato nella sua impostazione, segnerà quindi una nuova stretta sulla gestione dell’immigrazione: più strumenti per i rimpatri, procedure più rapide alla frontiera, maggiore potere di intervento in caso di emergenze e una linea più rigida sui Paesi considerati sicuri.
