Agente morto durante l’inseguimento, il sindacato esplode: “Non vi presentate ai funerali”

Francesco Imprezzabile è morto in servizio durante l’inseguimento di un Suv fuggito a un posto di blocco: arrestato il conducente.

Francesco Imprezzabile morto durante l’inseguimento del Suv

Francesco Imprezzabile, agente della Polizia Locale, è morto mentre era in servizio durante un inseguimento dopo che una vettura non si era fermata a un posto di blocco. L’incidente è avvenuto mentre l’agente stava seguendo il veicolo in fuga, poi ritrovato dalle forze dell’ordine nella mattinata successiva.

Secondo quanto emerso, il grosso Suv avrebbe speronato il mezzo dell’agente durante la corsa, provocando la caduta e traumi rivelatisi troppo gravi.

I colleghi che viaggiavano alle sue spalle sono intervenuti subito per prestare soccorso, insieme al personale medico arrivato sul posto. Ogni tentativo, però, si è rivelato inutile. Imprezzabile è morto a 39 anni, mentre svolgeva il proprio lavoro.

Il conducente della vettura è stato arrestato.

Si tratta, secondo quanto riferito, di un cittadino albanese. Dopo la fuga, avrebbe spiegato di essersi allontanato perché non voleva avere problemi.

La dinamica precisa resta al centro degli accertamenti, ma la morte dell’agente ha provocato dolore e rabbia tra colleghi, sindacati e operatori delle forze dell’ordine.

La rabbia dei colleghi e del sindacato

Durissimo l’intervento di Pasquale Griesi, segretario del sindacato Fsp della Polizia di Stato, che ha raccontato di aver ricevuto la notizia mentre era in servizio:

“Questa notte ho ricevuto la notizia verso le 23, ero a lavoro a pattugliare Sesto San Giovanni, a Milano, Francesco collega della polizia Locale stava facendo la stessa cosa! La vita è un attimo, un inseguimento, un controllo e ti rendi conto forse che non hai avuto il tempo di salutare nessuno, qualcuno forse non hai voluto salutare, fosse anche un bacio mancato. Poi mi rendo conto che chi detiene il potere non può neanche lontanamente comprendere cosa significa fare questo lavoro, che è più una missione”.

Griesi ha poi attaccato una parte della politica, accusata di non comprendere le condizioni reali di chi lavora in strada:

“C’è una parte politica che ci detesta, altri ci tollerano, in totale nessuno sa cosa significa, nessuno ha passato giornate in pattuglia, in ordine pubblico! Lo so non è il momento di fare polemiche ma cazzo, questi ragazzi, questi colleghi devono fare corsi di approccio per Lgbt secondo il Comune, corsi per approcciare alcune persone in modo differente dalle altre”.

La chiusura del sindacalista è stata ancora più dura: “Lo dico apertamente, in modo più educato possibile, andate a cacare! Non vi presentate ai funerali! Riposa in pace ragazzo”.

Il Coisp: “La fuga da un controllo non è una bravata”

Anche il Sap di Milano ha espresso cordoglio per la morte dell’agente: “Un episodio assurdo, che vede ancora protagonista qualcuno che non si ferma ad un posto di controllo. Il Sap milanese si stringe alla famiglia ed esprime il più profondo cordoglio”.

Sulla stessa linea Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, che ha richiamato il rischio quotidiano affrontato dagli operatori in divisa:

“Il dolore di oggi non può cancellare una verità che troppo spesso viene ignorata: la fuga da un controllo di Polizia non è una bravata né una semplice violazione del codice della strada. È una condotta criminale che può trasformarsi in una condanna a morte per chi è chiamato a intervenire. In attesa che gli accertamenti chiariscano l’esatta dinamica dei fatti, sappiamo già che ogni volta che qualcuno decide di sottrarsi all’alt delle Forze dell’Ordine costringe gli operatori a inseguimenti ad alto rischio. Chi scappa pensa solo a se stesso; dall’altra parte, invece, ci sono uomini e donne in divisa che fanno il proprio dovere fino all’ultimo istante, mettendo in gioco perfino la propria vita. Troppo spesso si dà per scontato il rischio di chi opera sulla strada; eppure basta un controllo che degenera o una fuga improvvisa affinché il servizio si trasformi in una tragedia. Oggi non piangiamo soltanto un agente, piangiamo l’ennesimo servitore dello Stato rimasto ucciso perché qualcuno ha deciso che fermarsi davanti a una divisa fosse un’opzione da scartare”.

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