Travaglio contro il campo largo: “Sembra si cerchi solo un posto sicuro a Renzi”

Marco Travaglio attacca il centrosinistra e chiede radicalità, parole nuove e proposte chiare per riconquistare gli elettori astenuti.

Marco Travaglio affonda il colpo sul centrosinistra e sulle difficoltà del cosiddetto campo largo nel parlare agli elettori che negli ultimi anni hanno scelto l’astensione. Ospite di Otto e mezzo, su La7, il direttore del Fatto Quotidiano ha criticato la strategia dell’area progressista, sostenendo che il tema dominante sembri ormai diventato il possibile ruolo di Matteo Renzi dentro l’alleanza. Una linea che, secondo Travaglio, rischia di non entusiasmare affatto chi si è allontanato dalla politica e non trova motivi convincenti per tornare alle urne.

Travaglio attacca il centrosinistra sul nodo Renzi

La frase più dura di Marco Travaglio riguarda proprio il rapporto tra centrosinistra e Renzi. Il giornalista contesta l’idea che la costruzione dell’alternativa alla destra possa ruotare attorno alla ricerca di una collocazione per l’ex presidente del Consiglio.

“Ultimamente sembra che per il centrosinistra il problema principale sia trovare un posto sicuro a Renzi. Se il menù e il presepe sono questi, non credo che questo progetto ecciti particolarmente coloro che magari sono andati a votare al referendum sulla giustizia e che non intendono affatto andare a votare alle elezioni politiche”.

Per Travaglio, il problema non è soltanto la presenza o meno di una componente centrista, ma la mancanza di una proposta capace di parlare in modo diretto a chi non vota più. Il riferimento è agli elettori che, pur distanti dalle elezioni politiche, hanno partecipato al recente referendum sulla giustizia, segnale che una parte dell’astensione può essere intercettata se i temi vengono spiegati con chiarezza.

Nel suo ragionamento entra anche Roberto Vannacci, indicato come possibile concorrente nella caccia al voto degli astenuti. Secondo Travaglio, il nuovo partito Futuro Nazionale potrebbe provare a recuperare consensi riproponendo “le battaglie delle origini che poi, misteriosi complotti non si sa bene orchestrati da chi, hanno impedito che venissero realizzate”.

Campo largo e radicalità, la risposta a Lilli Gruber

Quando Lilli Gruber osserva che “senza il centro il centrosinistra non può vincere”, Travaglio sposta il discorso dalle alleanze ai contenuti. A suo giudizio, gli elettori non chiedono prima di tutto formule politiche o accordi tra sigle, ma messaggi riconoscibili, proposte concrete e un linguaggio comprensibile.

“La gente si aspetta qualcuno che parla chiaro, che dice delle cose chiare e che poi le fa“, afferma il direttore del Fatto Quotidiano.

Il campo largo, definito da Travaglio “altra espressione orripilante e menagrama”, dovrebbe quindi smettere di inseguire equilibri interni e concentrarsi su “poche cose chiare”. Non necessariamente, precisa il giornalista, temi classificabili secondo le vecchie categorie della sinistra tradizionale, ma questioni sentite, spiegate bene e portate avanti con coerenza.

A sostegno della sua tesi, Travaglio richiama il risultato del referendum sulla giustizia, al quale avrebbero partecipato circa cinque milioni e mezzo di cittadini normalmente lontani dalle elezioni politiche. Persone che, pur davanti a “un quesito astruso”, hanno deciso di votare perché il tema era stato raccontato in modo semplice.

Il modello Gratteri e la critica al linguaggio del Novecento

Nel ragionamento di Travaglio trova spazio anche Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, citato come esempio di comunicazione efficace e credibile. Il magistrato, secondo il giornalista, riesce a farsi capire perché lega parole, idee e azione.

“È uno che parla chiaro, perché fa cose chiare, ha le idee chiare e quindi quando parla si capisce e si capisce che crede a quello che dice e che di solito poi, quando una cosa la dice, cerca di farla”.

Travaglio precisa inoltre che Gratteri non può essere rinchiuso né nella “sinistra-sinistra”, né nella “destra-destra”. Proprio per questo rappresenterebbe un esempio utile: la forza del messaggio non dipende dall’etichetta politica, ma dalla sua chiarezza e dalla credibilità di chi lo pronuncia.

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