Salvini sfida l’opposizione sui treni: “Abbiamo il servizio ferroviario migliore d’Europa”

Matteo Salvini difende i treni italiani e rivendica puntualità in crescita, mentre i dati europei mostrano un quadro più articolato.

Matteo Salvini respinge le accuse dell’opposizione sui ritardi ferroviari e promuove il sistema dei treni italiani, definendolo tra i più efficienti d’Europa. Il ministro dei Trasporti, parlando a Firenze a margine dei lavori per l’Alta Velocità, ha rivendicato il miglioramento della puntualità nonostante cantieri, aumento dei convogli e crescita dei passeggeri. Le sue parole arrivano mentre il tema dei disservizi ferroviari resta al centro dello scontro politico, con minoranze che parlano di caos e ritardi e il governo che difende gli investimenti sulla rete.

Treni italiani, Salvini rivendica la puntualità della rete

Il ministro Matteo Salvini ha risposto alle critiche sottolineando i numeri della puntualità ferroviaria. “Il tasso di puntualità dei treni è in costante miglioramento, è all’80% per l’alta velocità, al 91% per i regionali. Questo nonostante il massimo storico di cantieri, di treni circolanti e di passeggeri trasportati. Ci può essere sempre un disservizio, ma siamo il servizio ferroviario migliore d’Europa”.

La dichiarazione punta a ribaltare la narrazione dell’opposizione, che negli ultimi mesi ha contestato al governo ritardi, disagi per i viaggiatori e una gestione ritenuta insufficiente della rete ferroviaria. Salvini, invece, lega eventuali problemi alla fase di forte trasformazione infrastrutturale, segnata da numerosi cantieri e da un utilizzo molto intenso del sistema.

Il nodo principale riguarda però il confronto con gli altri Paesi europei. Dire che l’Italia abbia il miglior servizio ferroviario del continente richiede infatti di distinguere tra puntualità dei convogli, qualità complessiva del servizio, tratte considerate e criteri usati per misurare i ritardi.

Il confronto europeo sulla puntualità ferroviaria

Secondo l’ultimo report disponibile dell’Independent Regulators’ Group – Rail, network che raccoglie gli enti indipendenti di regolazione ferroviaria di 31 Paesi europei, nel 2024 l’82% dei treni italiani è arrivato a destinazione con meno di cinque minuti di ritardo. Un dato significativo, ma non il più alto in Europa.

Nello stesso rapporto, i risultati migliori risultano quelli di Lettonia, Lituania ed Estonia, mentre Croazia e Romania hanno registrato i livelli più bassi tra i Paesi che hanno fornito dati, con il 68%. Il quadro colloca quindi l’Italia in una fascia positiva, ma non al vertice assoluto della classifica continentale.

Altri dati, riferiti a un periodo più recente, arrivano da uno studio della società belga Chuuchuu, che ha analizzato 17,3 milioni di arrivi in sette Paesi europei tra dicembre 2024 e novembre 2025. In questa rilevazione l’Italia registra una puntualità del 62%, mentre Francia e Austria risultano avanti tra i grandi Paesi, rispettivamente con l’80% e l’82%.

La differenza tra i numeri si spiega con i criteri di analisi. Lo studio Chuuchuu considera soprattutto treni transfrontalieri e tratte a media e lunga percorrenza, escludendo in larga parte i servizi regionali. I dati dell’Independent Regulators’ Group – Rail risultano invece più ampi perché fotografano l’intero sistema ferroviario nazionale.

Cantieri, regionali e lunga percorrenza: il quadro dei ritardi

Un altro elemento utile arriva dalle relazioni annuali sulla qualità dei servizi pubblicate da Trenitalia, che indicano la percentuale di treni partiti con oltre cinque minuti di ritardo. Si tratta di un parametro diverso rispetto all’arrivo a destinazione, ma comunque rilevante per valutare l’andamento del servizio.

Per i treni regionali, nel 2015 il 6,3% dei convogli partiva in ritardo. Il dato è poi migliorato fino al 4,5% nel 2020, anno influenzato anche dalla pandemia, per risalire successivamente fino al 6,6% nel 2023. Nel 2025 la quota è scesa al 6,2%, segnalando un lieve miglioramento rispetto al picco recente.

Più complessa la situazione dei treni a media e lunga percorrenza, maggiormente esposti alla saturazione della rete e all’impatto dei cantieri. Nel 2015 i convogli partiti in ritardo erano il 6,3%, lo stesso valore dei regionali. Negli anni successivi la percentuale è cresciuta fino all’11,6% del 2024, per poi calare leggermente all’11,4% nel 2025.

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