Giannelli difende Sinner: “Lo giudicavano quando perdeva, ora tutti vogliono essere italiani come lui”

Il capitano della Nazionale italiana di pallavolo elogia Jannik Sinner e critica chi lo ha messo in discussione per le sue origini altoatesine.

La difesa di Jannik Sinner arriva da Simone Giannelli, capitano della Nazionale italiana di pallavolo, che nel corso del podcast condotto da Gianluca Gazzoli ha parlato del numero uno del tennis mondiale, soffermandosi non solo sui suoi successi sportivi, ma anche sul modo in cui affronta la pressione e le polemiche. Per Giannelli, il campione altoatesino rappresenta un modello raro, capace di trasmettere valori positivi ben oltre i trofei conquistati.

Il palleggiatore, nato anche lui in Alto Adige, ha raccontato di seguire con ammirazione il percorso di Sinner, sottolineando come il tennista sia riuscito a conquistare il vertice mondiale mantenendo uno stile sempre misurato. Secondo il capitano azzurro, il valore di Sinner non risiede soltanto nelle vittorie, ma soprattutto nell’esempio che offre ogni giorno attraverso il comportamento.

Jannik Sinner esempio dentro e fuori dal campo

Nel corso della conversazione, Simone Giannelli ha spiegato perché considera Jannik Sinner un punto di riferimento per le nuove generazioni.

“Si sta meritando tutto, ma non solo per quello che vince, anche per come lo sta facendo. È pazzesco perché sta dando un grande esempio a tutti quanti, vecchi, giovani, bambini. Anche nelle interviste, la pacatezza con cui riesce a rispondere è invidiabile, perché a volte i giornalisti fanno domande scomode lui sa glissare sulla risposta, magari con uno dei suoi sorrisi”.

Parole che evidenziano come il campione italiano venga apprezzato anche per la gestione della pressione mediatica, un aspetto sempre più rilevante nello sport moderno. La capacità di mantenere equilibrio e autocontrollo, anche nei momenti più delicati, è uno dei tratti che secondo Giannelli distingue Sinner da molti altri atleti.

Le polemiche sulle origini e la critica alla cultura sportiva

La conversazione si è poi spostata sulle discussioni che negli anni hanno riguardato l’identità di Jannik Sinner, cresciuto in una famiglia di lingua tedesca in Alto Adige.

Alla battuta di Gazzoli sul fatto che in quella regione “vi danno da mangiare qualcosa di diverso”, Giannelli ha risposto con ironia prima di affrontare un tema che lo riguarda personalmente.

“L’aria che respiriamo è buona, non c’è che dire. Siamo cresciuti in Alto Adige, terra di confine, fatta di persone che magari hanno il padre di lingua tedesco e la mamma italiana. Nel mio caso, avendo cognome italiano, la gente ha passato la cosa in secondo piano, mentre con lui che in famiglia parla tedesco è partita subito a giudicarlo. Questo mi fa ridere, perché succedeva quando Jannik perdeva, ora che vince tutto dichiarano a gran voce la voglia di essere italiani come lui. Questo capita perché in Italia manca una seria cultura sportiva, nel senso che ci si basa troppo sui risultati”.

Il riferimento è alle critiche che in passato hanno accompagnato Sinner, soprattutto nei momenti meno brillanti della sua carriera, mentre oggi i suoi successi hanno cambiato radicalmente il modo in cui viene percepito da molti tifosi.

Il rimpianto per Trento e il ruolo da capitano della Nazionale

Nel podcast, Giannelli ha affrontato anche temi personali, tornando sul difficile addio a Trento, città nella quale è cresciuto sportivamente.

“Non sono stato bravo a comunicare la cosa, tanto che ogni volta che torno a Trento prendo fischi. E pensare che io ci ho lasciato un pezzo di cuore. Questo trasferimento è avvenuto non per mia volontà, ma questa cosa non l’ho mai detta”.

Con il senno di poi, il regista della Nazionale ammette che avrebbe gestito diversamente quella fase.

“Tornassi indietro, cambierei le modalità con cui ho comunicato la decisione. Volevo proteggere l’ambiente in cui ero cresciuto”.

Infine ha parlato della responsabilità di indossare la fascia di capitano della Nazionale italiana di pallavolo, spiegando come il ruolo imponga un comportamento sempre coerente.

“È un ruolo che dà pressione, ma è sicuramente una bella responsabilità. Sono contento di farlo, anche se sto ancora imparando: più vai avanti, più riesci a capire bene le dinamiche e a gestirle. Quando sai di essere una figura guardata, non puoi permetterti certi tipi di comportamenti, devi esser il primo a dimostrare certe cose. Ho comunque la fortuna di avere amici e compagni di squadra che mi aiutano a superare momenti in cui sento il peso di grandi responsabilità”.

Nel finale dell’intervista, Giannelli ha rivolto un pensiero anche alla Nazionale italiana di calcio, invitando a migliorare la gestione della pressione e degli insulti che spesso accompagnano gli atleti. Pur riconoscendo la volontà di vincere dei calciatori, ha sottolineato l’importanza di un atteggiamento più maturo sia da parte di chi scende in campo sia di chi osserva e giudica le prestazioni sportive.

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