Sandro Ruotolo attacca la Rai sullo stop alle repliche di Report e denuncia un’offensiva contro l’informazione del servizio pubblico.
Sandro Ruotolo accusa apertamente la Rai di avere sospeso le repliche estive di Report per colpire la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci. Il responsabile Informazione della segreteria del Partito democratico ed eurodeputato ritiene che la decisione non possa essere giustificata come una misura cautelativa, perché riguarda puntate già trasmesse e sottoposte in precedenza ai controlli editoriali dell’azienda.
La Direzione Approfondimento Rai ha comunicato il 10 luglio la sospensione cautelativa delle repliche, spiegando di voler attendere «piena chiarezza» sulla vicenda che coinvolge Ranucci e precisando che la nuova stagione del programma resta confermata per novembre.
Ruotolo respinge questa ricostruzione e interpreta lo stop come un atto politico contro uno dei programmi d’inchiesta più conosciuti del servizio pubblico.
«È una ritorsione», afferma l’esponente del Pd. «Quel prodotto televisivo — incalza l’eurodeputato — essendo una replica è già andato in onda».
Report, Ruotolo respinge la versione dell’autotutela Rai
I vertici della televisione pubblica hanno presentato il provvedimento come una scelta compiuta a tutela della stessa trasmissione. Per Ruotolo, però, il richiamo all’autotutela non chiarisce quali rischi concreti potrebbe provocare la riproposizione di contenuti già diffusi.
«Qual è l’autotutela? Non vedevano l’ora di fare i conti con quella che è rimasta l’unica trasmissione d’inchiesta e approfondimento del servizio pubblico».
La sospensione è arrivata mentre proseguono gli accertamenti sull’attentato subito da Sigfrido Ranucci e sulla posizione di Valter Lavitola. La decisione ha provocato la reazione della redazione di Report e dello stesso conduttore, che ha contestato l’utilizzo delle vicende investigative per fermare le repliche estive.
Ruotolo teme che il provvedimento possa rappresentare soltanto il primo passaggio di un intervento più ampio sull’informazione Rai, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche.
«Sì. Stanno persino lanciando il canale identitario: è ovvio, più ci avviciniamo alle elezioni Politiche e più ne vedremo di cotte e di crude. Altro che servizio pubblico, questo ormai è servizio di propaganda. Il centrodestra non ragiona con l’idea del pluralismo, non sono abituati alla libera informazione».
L’accusa riguarda quindi non soltanto la programmazione di Report, ma l’intero indirizzo editoriale dell’azienda. Secondo l’eurodeputato, l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale aumenterebbe il rischio di una gestione della televisione pubblica orientata a favorire la maggioranza di governo.
Il richiamo al Media Freedom Act e alla Vigilanza Rai
Ruotolo collega il caso anche alla mancata piena operatività della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, l’organismo chiamato a verificare il rispetto del pluralismo e il corretto funzionamento del servizio pubblico.
«Assolutamente. In Europa sto nel gruppo ristretto che lavora all’implementazione del Media Freedom Act: il punto è semplice non stanno rispettando quel regolamento. L’8 agosto sarà un anno da quando è entrato in vigore, è una legge. Ma è anche la dimostrazione che l’Ue è più avanti dei suoi Stati membri. Non è più, purtroppo la stagione dei Prodi, Sassoli, Gentiloni».
Il riferimento è al Media Freedom Act, il regolamento europeo introdotto per rafforzare l’indipendenza editoriale, la protezione dei giornalisti e la trasparenza nella gestione dei mezzi di informazione. Ruotolo, membro del Parlamento europeo per il Pd e del gruppo dei Socialisti e Democratici, si occupa direttamente dei temi legati alla libertà di stampa e al servizio pubblico.
Alla domanda sul rischio di una procedura d’infrazione contro l’Italia, l’eurodeputato evita di formulare previsioni, ma ribadisce la finalità della normativa.
«Non lo so, so che quel regolamento è nato per garantire l’indipendenza del servizio pubblico e l’indipendenza dei giornalisti che invece vengono spiati».
Ruotolo inserisce nello stesso quadro anche le querele temerarie, utilizzate attraverso richieste di risarcimento particolarmente elevate che possono mettere in difficoltà economica giornali, trasmissioni e singoli professionisti.
«Sì, perché chiedere quei soldi significa portare i giornali o le tv alla chiusura. In tutta Europa il 90 per cento delle querele temerarie avviene dentro i confini nazionali, è una situazione estremamente pericolosa».
Ruotolo difende Ranucci: «La politica deve tacere»
Il responsabile Informazione del Pd interviene poi sulle ricostruzioni e sulle polemiche nate intorno ai rapporti tra Ranucci e Lavitola. Il suo invito è a non trasformare le ipotesi investigative in sentenze politiche, ricordando che il conduttore resta la persona che ha subito un attentato.
«Sento molto il chiacchiericcio, mi ricorda quella stagione di veleni che abbiamo già vissuto. Invece è bene ribadirlo con forza: fino a prova contraria Ranucci ha subito un attentato, c’è un’indagine della magistratura e la politica deve tacere. Il chiacchiericcio deve finire subito. Da quanto tempo Report fa inchieste in questo Paese? Venti, trent’anni? Vogliamo chiudere questa storia?».
Ruotolo non considera anomalo che un giornalista mantenga contatti con persone controverse, poiché la ricerca e la verifica delle fonti rappresentano una parte essenziale del lavoro d’inchiesta. Distingue quindi le frequentazioni professionali dei cronisti da quelle degli esponenti politici.
«A me non preoccupano i contatti con i giornalisti, che devono trovare le fonti. A me preoccupano le frequentazioni dei politici».
Durante l’intervista gli viene ricordato che anche suo fratello avrebbe avuto contatti con Valter Lavitola. Ruotolo replica senza entrare nel merito: «E io che ne so? Credo che mio fratello abbia già risposto pubblicamente».
