Giorgia Meloni difende il nuovo ddl sicurezza: chi si ferisce commettendo un reato non potrà chiedere risarcimenti a chi ha reagito.
Giorgia Meloni interviene con parole durissime sul nuovo ddl sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri e lancia un messaggio che si intreccia direttamente con le polemiche sul caso di Mario Roggero. La presidente del Consiglio sostiene che chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non debba poter chiedere un risarcimento alla persona aggredita, né direttamente né attraverso i propri familiari.
“Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto”, scrive la premier, presentando la nuova disposizione come una risposta a quello che il centrodestra considera un paradosso dell’attuale sistema.
Il principio inserito nel disegno di legge punta a escludere le pretese risarcitorie di chi riporta conseguenze mentre sta compiendo un reato. La norma dovrà ora affrontare l’esame del Parlamento e potrà essere modificata prima dell’approvazione definitiva.
Ddl sicurezza, Meloni: “Basta risarcimenti a chi delinque”
La posizione di Giorgia Meloni è affidata a un messaggio pubblicato sui social due giorni dopo il via libera del Consiglio dei ministri.
“Con l’ultimo ddl sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso”, afferma la presidente del Consiglio.
Meloni chiarisce poi il contenuto politico della misura: “Chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari”.
La premier insiste sulla necessità di tutelare chi viene aggredito e reagisce per difendere se stesso, i propri familiari o i propri beni. “Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”, conclude.
Il messaggio è accompagnato da uno slogan altrettanto netto: “Basta paradossi! Chi commette un reato non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque”.
L’intervento arriva mentre il centrodestra è impegnato a sostenere Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua attività, avvenuto il 28 aprile 2021 a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.
Il caso Roggero e le provvisionali da 780mila euro
La vicenda di Roggero non riguarda soltanto la pena detentiva. Le sentenze hanno riconosciuto provvisionali immediatamente esecutive alle parti civili per un totale di 780mila euro.
Le somme sono state disposte a favore dei familiari dei due rapinatori uccisi e dell’uomo rimasto ferito. Per le singole parti civili gli importi stabiliti variano, mentre la quantificazione definitiva degli eventuali risarcimenti dovrà essere affrontata separatamente in sede civile.
Roggero avrebbe già versato circa 300mila euro, mentre resterebbero da corrispondere ulteriori provvisionali. Proprio questo aspetto ha alimentato la protesta di una parte del centrodestra, secondo cui una persona già colpita da una rapina non dovrebbe essere obbligata a risarcire chi ha partecipato all’azione criminale o i suoi familiari.
La nuova disposizione annunciata da Meloni intercetta politicamente il caso, ma non cancella automaticamente quanto stabilito nei confronti del gioielliere. Il disegno di legge non è ancora in vigore e, in assenza di una specifica disciplina retroattiva compatibile con i principi dell’ordinamento, non potrebbe eliminare provvisionali già disposte con sentenze relative a fatti precedenti.
Il caso Roggero ha aperto anche uno scontro istituzionale sulla possibile concessione della grazia. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria, mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il Guardasigilli al Quirinale per puntualizzare i limiti delle competenze ministeriali.
La Costituzione attribuisce infatti al presidente della Repubblica la facoltà di concedere la grazia. Il ministro può svolgere l’attività istruttoria prevista dalla procedura, ma la decisione finale resta una prerogativa esclusiva del capo dello Stato.
La Lega valuta candidatura e raccolta fondi per Roggero
La Lega ha annunciato di voler sostenere Roggero su più fronti. Il partito ha confermato la propria campagna a favore della grazia e sta valutando ulteriori iniziative nel rispetto delle norme vigenti.
Tra le ipotesi avanzate compare anche una possibile candidatura del gioielliere, qualora siano presenti tutti i presupposti richiesti dalla legge. Una scelta che trasformerebbe definitivamente la vicenda giudiziaria in un caso politico nazionale.
Parallelamente, la Lega intende promuovere una raccolta di fondi per aiutare Roggero a sostenere le conseguenze economiche della sentenza. “Chi ha difeso il proprio lavoro e la propria vita non può essere lasciato solo”, è la posizione espressa dal partito.
La proposta annunciata da Meloni apre ora un confronto destinato a proseguire in Parlamento. Sarà necessario definire con precisione in quali situazioni scatterà l’esclusione del risarcimento e come la norma si coordinerà con la responsabilità penale e civile di chi reagisce a un’aggressione.
Il principio politico indicato dalla premier, però, è già netto: “Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”.
