Matteo Renzi accusa Meloni di cambiare la legge elettorale per paura della sconfitta e invita il centrosinistra a unirsi.
Matteo Renzi è convinto che la nuova legge elettorale sarà approvata e interpreta l’accelerazione impressa da Giorgia Meloni come un segnale di debolezza politica. Secondo il leader di Italia Viva, la presidente del Consiglio teme che con il sistema attuale le prossime elezioni possano concludersi senza un vincitore netto.
Per evitare questo scenario, Renzi invita il centrosinistra ad allargare la coalizione, coinvolgendo tutte le forze disponibili, compresa Azione di Carlo Calenda. L’obiettivo sarebbe impedire una nuova vittoria del centrodestra e bloccare uno scenario che l’ex presidente del Consiglio descrive con parole nette: “Se non vinciamo, la Meloni va al Quirinale e Vannacci a Chigi”.
Il ragionamento parte dal possibile superamento del Rosatellum. Secondo Renzi, con l’attuale sistema elettorale il risultato più probabile sarebbe un pareggio, una situazione che Meloni non potrebbe politicamente permettersi.
Renzi contro Meloni sulla legge elettorale
“Meloni ha paura di perdere e l’aver insistito così tanto su questa riforma è un segnale di debolezza”, sostiene Matteo Renzi, convinto che il centrodestra stia cercando di modificare le regole per evitare un risultato incerto.
Con il Rosatellum, osserva, il rischio sarebbe quello di un Parlamento senza una maggioranza autosufficiente. In quel caso, la presidente del Consiglio potrebbe essere “risucchiata in un governo di responsabilità”.
“Lei non può permetterselo. Perché a quel punto sarebbe risucchiata in un governo di responsabilità. Gioca il tutto per tutto: se vince fa all-in e si prende il Quirinale”, afferma Renzi.
Il riferimento è anche all’elezione del prossimo presidente della Repubblica, prevista nel 2029. Per il leader di Italia Viva, una vittoria netta del centrodestra potrebbe consentire a Meloni di incidere direttamente anche sulla scelta del successore di Sergio Mattarella.
Renzi evita invece di affidare alla Corte costituzionale il compito di fermare la riforma, nonostante la sua esperienza con l’Italicum. “Lasciamo che la Corte faccia il suo mestiere, non mi sembra corretto puntare a un intervento dei giudici”, precisa.
Per l’ex premier, la risposta deve essere esclusivamente politica. Il centrosinistra dovrebbe approfittare delle tensioni esistenti nella maggioranza, evitando di ripetere gli errori commessi dopo il referendum costituzionale.
“Se loro sono così impauriti, e se ne dicono di tutti i colori fra alleati, per il centrosinistra è un’occasione da non perdere. Dopo il referendum potevamo sfruttare l’onda e invece ci siamo fatti male da soli, oggi per favore non commettiamo lo stesso errore”.
“Con Vannacci, Salvini e Forza Italia diventano irrilevanti”
Un passaggio centrale dell’analisi di Renzi riguarda Roberto Vannacci e la possibilità che il suo movimento entri nella coalizione di centrodestra.
Alla Camera, Fratelli d’Italia ha sostenuto un emendamento sulle preferenze presentato dai parlamentari vicini a Vannacci. Una scelta che potrebbe essere interpretata come un primo segnale di avvicinamento politico.
Renzi parla però di un’operazione senza una soluzione realmente favorevole per Meloni: “Su Vannacci fanno un’operazione lose-lose, anziché win-win. Perché se lo imbarcano perdono la faccia, se non lo imbarcano perdono le elezioni. Ammesso che Vannacci voglia farsi imbarcare…”.
Secondo il leader di Italia Viva, un ingresso di Vannacci nel centrodestra modificherebbe gli attuali rapporti di forza, ridimensionando sia la Lega sia Forza Italia.
“Che rende irrilevanti la Lega e Forza Italia. Se sta in coalizione, il prossimo vicepremier lo fa Vannacci, altro che Salvini”, dichiara Renzi.
Da qui l’appello agli altri leader dell’opposizione: “Per questo mi sto sgolando con gli amici del centrosinistra: basta polemiche, ora uniti e andiamo a vincere. Se non vinciamo, la Meloni va al Quirinale e Vannacci a Chigi”.
Renzi attribuisce inoltre soprattutto a Forza Italia la responsabilità dei voti contrari registrati alla Camera. “Soprattutto quelli di Forza Italia, è un segreto di Pulcinella”, afferma parlando dei franchi tiratori.
Richiama poi la posizione espressa da Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, contraria al ritorno delle preferenze: “Stefania Craxi ha già detto che, se provano a rimettere le preferenze, la legge elettorale se la possono votare da soli. Più chiara di così! È stato un alert della famiglia Berlusconi a Giorgia Meloni”.
Renzi apre a Calenda: “Porte spalancate”
Renzi ritiene che con una legge fondata sul premio di maggioranza non ci sarebbe più spazio politico per un terzo polo autonomo. Per questo invita Carlo Calenda a entrare nella coalizione di centrosinistra.
“Penso che non ci sarà spazio per un terzo polo. Nel momento in cui la partita diventa una sfida all’ultimo voto per chi prende il premio di maggioranza, chi sta fuori dalle coalizioni diventa irrilevante. Anche se Calenda dovesse raggiungere la soglia del 3%, non toccherebbe palla”.
Alla domanda sulla possibilità di tenere aperte le porte ad Azione, la risposta è esplicita: “Più che aperte, spalancate. Sapendo che Calenda cambia idea sempre la sera prima della presentazione delle firme. Ma comunque meglio avere tutti dentro e vincere che fare questioni di lana caprina e perdere. Prepariamoci ad accoglierlo senza polemiche”.
Renzi rivendica anche il ruolo decisivo dell’area riformista, sostenendo che il campo largo composto soltanto da Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non sarebbe sufficiente per vincere.
“Intanto diciamo che, senza noi riformisti, il campo largo non vince, non va oltre il 40%”, afferma. L’obiettivo di Casa Riformista sarebbe riunire una sinistra favorevole alla crescita economica, alla tutela delle imprese, all’innovazione tecnologica, al sostegno all’Ucraina e a una politica ambientale meno ideologica.
Pur riconoscendo le profonde distanze con esponenti come Nicola Fratoianni, Renzi sostiene che gli elementi comuni siano più importanti delle divisioni.
Indica tre obiettivi principali: “Assicurare un presidente della Repubblica non sovranista nel 2029, bloccare l’esodo dei giovani che impoverisce l’Italia e produce un crollo demografico, evitare una svolta Maga anche nell’Ue”.
