Mario Roggero trascorre i primi giorni nel carcere di Bollate mentre riemergono il precedente del 2005, il denaro in Tunisia e le divisioni politiche.
Persino il cuscino portato da casa da Mario Roggero è diventato motivo di contestazione. Il gioielliere di Grinzane Cavour, condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo, sta affrontando i primi giorni di detenzione nel carcere di Bollate mentre all’esterno prosegue una durissima contrapposizione sulla sua figura. Non si discute più soltanto della sparatoria del 28 aprile 2021 e della sentenza della Cassazione, ma anche del suo carattere, delle sue dichiarazioni, dei precedenti giudiziari e persino degli oggetti personali autorizzati all’ingresso nell’istituto penitenziario.
“Davvero a Roggero è stato consentito di entrare con un cuscino, quando per altre cose i detenuti comuni devono fare domande? È un privilegio”, è una delle critiche rivolte in queste ore al commerciante. Un particolare marginale rispetto alla gravità della condanna, ma diventato parte della disputa tra chi considera Roggero il simbolo di una giustizia eccessivamente severa e chi ritiene pericoloso trasformarlo in una vittima.
Il gioielliere, oggi 72enne, sta prendendo confidenza con la quotidianità del carcere. Condivide la cella con un uomo condannato per reati legati alla droga e, nei ritmi più lenti del fine settimana, ha iniziato ad adattarsi alle regole e agli spazi della struttura. Gli arrivano, nel frattempo, notizie delle iniziative organizzate in suo sostegno e delle accuse rilanciate contro di lui.
Mario Roggero a Bollate, dal cuscino alle vecchie dichiarazioni
Il confronto sulla vicenda giudiziaria si sta progressivamente spostando dalla valutazione dei fatti alla rappresentazione personale di Roggero. Vengono riproposte soprattutto le parole pronunciate dopo la sentenza d’appello: “Non chiedo scusa a nessuno, non ho niente di cui scusarmi”.
Una dichiarazione che ha contribuito a rafforzare l’immagine di un uomo incapace di mostrare pentimento. Prima di entrare in carcere, tuttavia, il gioielliere ha affermato di essere pentito, precisando che tale consapevolezza è maturata “con il senno del poi”. Il cambiamento di posizione non ha cancellato le frasi precedenti, tornate al centro delle ricostruzioni dedicate alla sua personalità.
Le sentenze hanno accertato una responsabilità penale precisa: Roggero sparò quando i tre rapinatori erano usciti dalla gioielleria e il pericolo immediato per lui e per i suoi familiari era cessato. Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono, mentre il terzo complice rimase ferito. I giudici hanno quindi escluso la legittima difesa e qualificato la condotta come duplice omicidio volontario e tentato omicidio.
Questo accertamento non rende però automaticamente rilevante ogni episodio della vita del condannato. Il rischio, denunciato dai suoi sostenitori, è che fatti lontani nel tempo vengano utilizzati per costruire retroattivamente il profilo di un uomo predisposto alla violenza.
Il precedente del 2005 dopo l’aggressione alla figlia
Tra gli episodi nuovamente esaminati c’è una lite risalente al 2005, conclusasi con un procedimento per minacce a mano armata e con l’applicazione di una sanzione. Il caso nacque dopo una violenta aggressione subita da una delle figlie di Roggero da parte del fidanzato.
Secondo la ricostruzione riproposta in questi giorni, la giovane sarebbe stata colpita con pugni e schiaffi, scaraventata a terra e lasciata da sola dopo che il ragazzo avrebbe anche cercato di investirla. Appreso quanto accaduto, il padre si recò davanti all’abitazione del giovane e citofonò.
Il padre del ragazzo avrebbe minacciato di scendere con un fucile. Roggero prese allora dall’automobile una pistola, che sarebbe stata scarica. Durante il confronto ricevette un pugno al volto e successivamente si allontanò. La vicenda giudiziaria si concluse con un patteggiamento, ma viene ora richiamata come un possibile precedente della reazione avuta sedici anni dopo davanti alla gioielleria.
Il collegamento resta oggetto di interpretazioni contrapposte. Per alcuni mostrerebbe la tendenza del commerciante a ricorrere alle armi nei momenti di tensione. Per altri racconta invece la reazione, certamente discutibile, di un padre intervenuto dopo aver saputo della grave aggressione subita dalla figlia. Trasformare quell’episodio nella prova anticipata di quanto sarebbe accaduto nel 2021 significa attribuirgli un valore che spetta eventualmente agli atti processuali e alle valutazioni tecniche, non alla semplice successione temporale degli eventi.
Nel profilo personale del gioielliere rientra anche la rapina subita il 22 maggio 2015. In quell’occasione venne picchiato brutalmente all’interno del negozio davanti alla figlia, senza utilizzare la pistola. L’episodio è stato considerato rilevante anche nell’analisi delle conseguenze psicologiche accumulate dal commerciante, ma non ha modificato il giudizio sulla sparatoria del 2021.
Il denaro in Tunisia e lo scontro politico sul “Far West”
Un altro elemento tornato al centro dell’attenzione riguarda il trasferimento di denaro su un conto in Tunisia. Nel 2024 furono bloccati 50mila euro provenienti dalle somme raccolte in favore di Roggero e trasferiti su un conto tunisino. L’operazione alimentò il sospetto che il gioielliere potesse prepararsi a lasciare l’Italia e determinò anche l’adozione di misure per impedirne l’espatrio.
La difesa della sua immagine insiste invece sull’esistenza di un trattato di estradizione tra i due Paesi e contesta che il solo trasferimento possa essere presentato come prova certa di un progetto di latitanza. Anche su questo punto, dunque, un fatto oggettivo — il movimento del denaro — viene interpretato in modi opposti rispetto alle intenzioni dell’uomo.
La stessa divisione emerge sul piano politico. Da una parte ci sono le raccolte di firme, le donazioni e le richieste di grazia sostenute soprattutto dalla Lega. Dall’altra, esponenti come Angelo Bonelli contestano la rappresentazione di Roggero come simbolo della legittima difesa e accusano la destra di spingere l’Italia verso un modello da “Far West”.
La sentenza definitiva non è in discussione: Mario Roggero sta scontando la pena stabilita dalla magistratura per avere inseguito i rapinatori e sparato quando, secondo i giudici, non esisteva più un pericolo attuale. Diverso è il tentativo di trasformare ogni aspetto della sua vita in un’aggravante morale, dal carattere alle simpatie politiche, dal passato familiare al cuscino portato in cella.
Il filmato della sparatoria resta l’elemento centrale della vicenda e documenta la sequenza sulla quale si sono pronunciati tre gradi di giudizio. Proprio per questo, il confronto pubblico potrebbe restare ancorato ai fatti accertati e alla proporzione della pena, senza aggiungere alla condanna giudiziaria una demolizione complessiva della persona. Il vero scontro, ormai, riguarda anche i molti italiani che vedono nel gioielliere non un innocente, ma un uomo che ha reagito in modo criminalmente sbagliato dopo anni segnati dalla paura e dalle rapine.
