Il giornalista di La7 è morto ad Arlington dopo un malore. Sua l’intervista a Trump diventata un caso politico per le parole sulla Meloni.
La notizia è arrivata all’improvviso da Washington e ha lasciato senza parole colleghi, amici e telespettatori: Daniele Compatangelo, corrispondente di La7 dagli Stati Uniti, è morto a soli 50 anni. Il giornalista è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Arlington, in Virginia, alle porte della capitale americana. Secondo le prime informazioni, il decesso sarebbe stato provocato da un malore, anche se le autorità stanno svolgendo gli accertamenti necessari per chiarire quanto accaduto.
La sua scomparsa arriva poche settimane dopo l’intervista a Donald Trump che aveva acceso una nuova tensione politica tra il presidente americano e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una conversazione breve, ma capace di trasformarsi in uno dei servizi più discussi della stagione televisiva italiana.
Daniele Compatangelo, il malore nella casa di Arlington
Daniele Compatangelo si era stabilito da anni negli Stati Uniti, dove seguiva la politica americana e le attività della Casa Bianca. La notizia della morte è stata comunicata dalla polizia ai colleghi e all’ambasciata italiana, rimasta in contatto con la famiglia. L’ipotesi iniziale è quella di un malore improvviso avvenuto nella sua abitazione.
Il direttore di La7, Andrea Salerno, ha ricordato il giornalista con parole cariche di dolore: “Siamo attoniti. Tutta La7 si stringe ai suoi cari. Daniele era un collaboratore prezioso e raro, per la sua voglia di raccontare sempre, e con precisione e allegria. Era un bravo giornalista. Mancherà”.
Particolarmente colpito anche David Parenzo, conduttore de “L’Aria che tira”, trasmissione per la quale Compatangelo aveva realizzato numerosi collegamenti e servizi dagli Stati Uniti.
“Dire che sono sconvolto è poco”, ha dichiarato Parenzo. “Non era soltanto un grande professionista, ma era anche un vero amico. Nel nostro mestiere capita che un rapporto professionale si trasformi in un rapporto di amicizia, e con Daniele è stato proprio così”.
L’intervista a Trump e le parole contro la Meloni
L’ultimo grande scoop di Daniele Compatangelo aveva avuto come protagonista Donald Trump. Il giornalista era riuscito a intercettare il presidente americano e a rivolgergli alcune domande sul colloquio avuto con Giorgia Meloni durante il vertice internazionale di Evian.
“Come sta il suo primo ministro? Come sta?”, aveva chiesto Trump rivolgendosi a Compatangelo. Il giornalista gli aveva quindi domandato un commento sull’incontro con la presidente del Consiglio italiana e sulla fotografia scattata insieme.
“Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle”, aveva risposto il presidente americano. Trump aveva inoltre sostenuto che la Meloni lo avrebbe “implorato” di accettare quella fotografia.
Le parole avevano immediatamente alimentato il dibattito politico italiano, perché arrivate dopo giorni di tensioni e apparenti riavvicinamenti tra Roma e Washington. L’intervista aveva dato grande visibilità al lavoro di Compatangelo, già noto al pubblico di La7 per i suoi collegamenti dalla Casa Bianca, dal Congresso e dai principali luoghi del potere americano.
Dalle Olimpiadi alla Casa Bianca: la carriera del giornalista
Nato a Savona e cresciuto a Torino, Daniele Compatangelo aveva vissuto anche a Roma prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Alle spalle aveva circa 25 anni di attività nel giornalismo, nella produzione televisiva e nella comunicazione.
Nel corso della carriera aveva collaborato con diverse testate e televisioni, tra cui Sky Tg24, Rai, Mediaset, Rsi e La7. Aveva seguito otto edizioni dei Giochi olimpici e realizzato reportage dedicati alla politica, allo sport, alla cronaca e alla società americana.
Nel 2011 il documentario investigativo “The Los Angeles Breakdown” aveva ricevuto una menzione d’onore ai Southern California Journalism Awards di Los Angeles, riconoscimento riservato ai lavori giornalistici realizzati nell’area californiana.
Negli ultimi anni Compatangelo aveva concentrato il proprio lavoro sulla politica americana, intervistando esponenti delle istituzioni e seguendo da vicino le amministrazioni presidenziali. Era inoltre presidente della White House Foreign Correspondents Association, organizzazione formata da giornalisti internazionali impegnati nella copertura della presidenza americana.
