Giuseppe Cruciani difende Mario Roggero: “Nella mia idea di giustizia è da assolvere”

Giuseppe Cruciani interviene sul caso Mario Roggero e invita a valutare ciò che accadde nella gioielleria prima della sparatoria.

Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere, torna al centro dell’attenzione dopo l’intervento di Giuseppe Cruciani durante una puntata di Zona Bianca. Il conduttore de La Zanzara ha sostenuto che, per comprendere pienamente la reazione dell’uomo, non sia sufficiente osservare soltanto le immagini registrate all’esterno della gioielleria dopo la rapina.

La vicenda giudiziaria riguarda l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, colpiti mentre si stavano allontanando dall’attività commerciale dopo il colpo. La condanna pronunciata nei confronti di Roggero è diventata definitiva con la decisione della Corte di Cassazione, che ha chiuso il percorso processuale confermando la responsabilità penale del gioielliere.

L’intervento televisivo di Cruciani non modifica naturalmente l’esito giudiziario, ma riporta l’attenzione su uno degli aspetti più discussi fin dall’inizio: il peso degli eventi avvenuti all’interno del negozio nei minuti precedenti all’inseguimento e agli spari.

Mario Roggero, Cruciani insiste sui momenti precedenti alla sparatoria

Durante la trasmissione, Cruciani ha spiegato che gran parte dell’opinione pubblica avrebbe formato il proprio giudizio osservando soprattutto le immagini nelle quali si vede il gioielliere uscire dall’attività e sparare contro i rapinatori in fuga.

“È evidente che noi abbiamo fino adesso quelle immagini in cui c’è un signore che sembra invasato, esce fuori dalla sua gioielleria, dopo che i ladri stanno andando via e spara addosso ai rapinatori. Invece è fondamentale il pre, quello che è successo. Questa ricostruzione (mostrata in esclusiva da Zona Bianca, ndr) ci aiuta a capire una cosa fondamentale, che per me è all’origine di tutto”.

Secondo il giornalista, la sequenza visibile nelle registrazioni non potrebbe essere separata da quanto accaduto poco prima durante la rapina. Il suo ragionamento si concentra in particolare sullo stato psicologico ed emotivo del gioielliere, sottoposto a una situazione di forte tensione e paura all’interno del negozio.

“Mario Roggero – continua Cruciani – è entrato in una dimensione che noi non possiamo nemmeno immaginare, perché in quei minuti che hanno preceduto le uniche immagini su cui la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica si è fatta un’opinione, in quei minuti lì, ha subito un’alterazione dello stato emotivo. Mi pare abbastanza evidente, non è che ci vogliano gli scienziati per arrivare a considerare una cosa di questo tipo. E dunque tutto quello che succede dopo è una conseguenza di quello che è successo prima”.

La posizione espressa in trasmissione distingue quindi tra la valutazione giuridica dei fatti, ormai definita dalla sentenza, e una valutazione personale legata alle condizioni nelle quali Roggero maturò la propria reazione.

La posizione più netta di Giuseppe Cruciani

Il passaggio più deciso dell’intervento arriva quando Cruciani espone apertamente la propria idea sull’esito che, a suo giudizio, avrebbe dovuto avere il processo.

“Per me – conclude il conduttore – Mario Roggero era assolto. Nella mia idea di giustizia, Mario Roggero è da assolvere per quello che è successo prima. Non perché voglio il Far West”.

Con queste parole, il giornalista chiarisce di non voler sostenere un principio di giustizia privata, ma di considerare determinante il contesto precedente alla sparatoria. La sua posizione si inserisce nel confronto tra chi ritiene che la paura, la tensione e l’alterazione emotiva provocate dalla rapina debbano avere un peso decisivo e chi, al contrario, pone al centro la condotta successiva, avvenuta quando i rapinatori si stavano già allontanando.

La condanna definitiva ha stabilito sul piano giudiziario che la reazione del gioielliere superò i limiti consentiti. Le parole di Cruciani, invece, si collocano sul piano dell’interpretazione personale e della valutazione morale di quei momenti, insistendo sulla necessità di ricostruire l’intera sequenza e non soltanto la parte ripresa all’esterno.

Il primo incontro in carcere e la detenzione a Bollate

Il ritorno del caso in televisione arriva dopo il primo incontro tra Mario Roggero e i suoi familiari nel carcere di Bollate, dove il gioielliere è detenuto dopo la sentenza definitiva. L’ingresso in carcere ha rappresentato la conseguenza immediata della conclusione del processo e ha riaperto le discussioni sulla vicenda.

Al centro resta la ricostruzione dei pochi minuti trascorsi tra l’irruzione dei rapinatori, la fuga dal negozio, l’inseguimento e gli spari all’esterno. È proprio su questa successione che si concentra l’intervento di Cruciani, secondo il quale le immagini finali, considerate isolatamente, non riuscirebbero a restituire completamente ciò che il gioielliere aveva vissuto poco prima.

La sentenza pronunciata nei confronti di Roggero resta definitiva e non viene messa in discussione dall’intervento televisivo. Le dichiarazioni rese a Zona Bianca, tuttavia, riportano in primo piano il contrasto tra la valutazione dei giudici e quella di una parte dell’opinione pubblica, che continua a considerare decisivo il trauma subito durante la rapina.

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