Annalisa Chirico accusa Matteo Lepore dopo gli scontri di Bologna. Laura Boldrini replica: «Non ci adegueremo alla violenza».
È un duro scontro politico quello andato in scena a L’Aria che tira sulla manifestazione organizzata a Bologna dopo la morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne deceduto durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro. Da una parte Annalisa Chirico, che attribuisce al sindaco Matteo Lepore un grave errore di valutazione; dall’altra Laura Boldrini, convinta che la mobilitazione fosse necessaria per mostrare vicinanza ai familiari e chiedere che venga accertata la verità.
Il confronto arriva dopo i violenti disordini scoppiati nel centro di Bologna, durante i quali gruppi di antagonisti hanno lanciato oggetti contro le forze dell’ordine e danneggiato mezzi e arredi urbani. Il primo bilancio diffuso dalla Questura parla di 64 operatori feriti, con prognosi comprese tra tre e 35 giorni, e di sei mezzi della Polizia di Stato danneggiati.
Le indagini sulla morte di Fakir sono ancora in corso. La Procura di Bologna sta acquisendo filmati, testimonianze, documentazione sanitaria e registrazioni delle telecamere indossate dagli agenti per ricostruire ogni fase dell’intervento. Proprio per questo, secondo Chirico, sarebbe stato necessario attendere gli accertamenti prima di convocare una manifestazione nelle ore immediatamente successive al decesso.
Scontri a Bologna, Chirico: «La sinistra deve porsi un problema»
Nel corso del programma di La7, Annalisa Chirico ha collegato quanto accaduto a Bologna ad altri episodi di violenza verificatisi durante manifestazioni promosse da ambienti politici e sociali della sinistra.
“Se a Bologna come pure a Torino vediamo ogni volta gli antagonisti che si infiltrano nelle manifestazioni della sinistra, la sinistra un problema dovrebbe porselo. Insomma, questi non si infiltrano nelle manifestazioni della destra. Si infiltrano dopo la chiamata della sinistra”.
La giornalista ha quindi rivolto un’accusa diretta al sindaco Matteo Lepore, sostenendo che la convocazione della piazza sia avvenuta in un momento particolarmente delicato, quando le cause della morte di Fakir non erano ancora state chiarite.
“Credo che il sindaco Lepore abbia tentato malamente di strumentalizzato questo caso perché nelle ore calde con un morto a distanza di poche ore in una situazione evidentemente di emotività ha convocato la piazza”.
Secondo Chirico, il rischio che alla mobilitazione partecipassero anche gruppi intenzionati a cercare lo scontro era prevedibile. La manifestazione, inizialmente composta da numerosi partecipanti pacifici, è stata infatti seguita da violenti disordini, con lanci di bottiglie, petardi, sedie e altri oggetti contro gli agenti. Le forze dell’ordine hanno risposto utilizzando lacrimogeni e idranti.
“Questo è stato un errore perché era molto prevedibile che questa a Bologna sarebbe suonata come una chiamata alle armi”, ha aggiunto Chirico.
L’accusa sul pregiudizio contro le forze dell’ordine
Il punto centrale dell’intervento riguarda il rischio di anticipare un giudizio sull’operato degli agenti prima della conclusione delle indagini. Il video inizialmente circolato mostra solo una parte dell’intervento durante il quale Fakir è stato immobilizzato, mentre gli investigatori stanno esaminando l’intera sequenza e le registrazioni delle bodycam.
“Emerge ancora il pregiudizio contro le nostre forze dell’ordine. C’è un morto e la magistratura sta indagando. Diamo alla magistratura il tempo di fare le indagini prima di fare la chiamata alla piazza, la verità, la democrazia”.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto che venga fatta piena luce sulla morte dell’uomo, condannando contemporaneamente le violenze contro gli agenti. La premier ha sottolineato la necessità di un’indagine rigorosa e priva di pregiudizi, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha richiamato il principio della presunzione di innocenza anche per gli appartenenti alle forze dell’ordine.
Il confronto politico, quindi, ruota attorno a due questioni distinte: l’accertamento delle responsabilità per la morte di Abderrahim Fakir e la valutazione delle scelte compiute prima e durante la manifestazione che ha preceduto gli scontri.
Boldrini difende la manifestazione: «Non si può stare a occhi bassi»
Alle accuse di Chirico ha replicato Laura Boldrini, che ha difeso la decisione di convocare la mobilitazione. Secondo l’esponente del Partito democratico, lo scopo della piazza non era accusare preventivamente la polizia, ma manifestare vicinanza alle persone colpite dalla morte di Fakir e ribadire la fiducia nel lavoro della magistratura.
“La manifestazione è stata chiamata proprio per dire questo: per placare gli animi, per dire che la magistratura sta indagando e noi rispettiamo il lavoro della magistratura”.
Boldrini ha respinto l’idea che la possibile presenza di violenti debba impedire lo svolgimento di iniziative pubbliche e pacifiche.
“Ma quella comunità non doveva sentirsi sola. Non è che per paura dei violenti allora non si può più fare niente. Quindi bisogna stare zitti, rintanati e a occhi bassi. Questo è un modello che non ci piace. Non è un modello democratico. E noi non ci adegueremo alla violenza”.
Il sindaco Lepore ha a sua volta distinto la partecipazione pacifica dalla successiva azione dei gruppi responsabili degli scontri. Resta però aperta la polemica sull’opportunità di convocare la manifestazione prima che emergessero risultati certi dalle indagini.
