I Giovani Democratici contestano le spese militari e si avvicinano alla linea del M5S, aprendo un nuovo fronte interno al Pd.
I Giovani Democratici prendono posizione contro l’aumento delle spese militari e chiedono che nessuna risorsa pubblica venga destinata agli armamenti finché continueranno a mancare fondi per sanità, scuola, università e diritti. La linea espressa dall’organizzazione giovanile del Partito Democratico si avvicina nettamente a quella del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, creando una distanza dalla posizione ufficiale del Pd, contrario ai piani nazionali di riarmo ma favorevole a investimenti comuni nella difesa europea.
La presa di posizione è emersa durante il campeggio nazionale dei Giovani Democratici organizzato a Sant’Ilario d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. L’appuntamento, tornato dopo circa dieci anni di assenza, ha riunito centinaia di militanti e ha visto anche la partecipazione, per un saluto, della segretaria del Pd Elly Schlein.
Il primo giorno dell’iniziativa è stato dedicato proprio alle spese militari, con un confronto tra i Giovani Democratici, il Network Giovani M5S e i giovani dei Radicali. A sintetizzare la posizione emersa è stata la segretaria nazionale dei Gd, Virginia Libero, eletta dopo una lunga fase di difficoltà dell’organizzazione.
Giovani Democratici, la linea contro le spese militari
«Abbiamo iniziato a fare Rumore! Centinaia di Giovani Democratici sono arrivati a Sant’Ilario d’Enza», ha scritto Virginia Libero raccontando l’avvio del campeggio.
La segretaria ha poi ricostruito il clima dell’iniziativa: «Abbiamo montato le tende, sistemato le amache, accordato le chitarre e riportato in vita il campeggio nazionale dei GD, che mancava da 10 anni. Abbiamo aperto il confronto insieme alle altre giovanili del centrosinistra, al Network Giovani M5S e ai Radicali. Abbiamo parlato di riarmo, scuola e lavoro. E abbiamo ribadito una cosa semplice: non un euro delle nostre tasse deve finanziare la morte finché mancano risorse per sanità, scuola, università e diritti».
La dichiarazione non lascia spazio a particolari eccezioni. Prima di destinare fondi alla difesa, secondo i giovani del Pd, dovrebbero essere risolte le principali carenze dello Stato sociale. Una posizione che, sul piano politico, equivale a una sostanziale opposizione a nuovi investimenti militari, sia a livello nazionale sia nell’ambito dell’Unione europea.
La linea è più vicina a quella sostenuta da Giuseppe Conte che alla posizione espressa dalla maggioranza del Partito Democratico. Il M5S insiste infatti sulla contrapposizione tra fondi destinati agli armamenti e risorse necessarie per sostenere famiglie, lavoratori e servizi pubblici.
Il messaggio scelto dal Movimento per il proprio tour estivo, «Chi paga la guerra? Pane o cannoni», punta proprio a presentare le spese sociali e quelle militari come due alternative incompatibili.
La distanza dal Pd e l’avvicinamento al M5S
La posizione dei Giovani Democratici non nasce soltanto dal confronto organizzato a Sant’Ilario d’Enza. Già un anno prima l’organizzazione aveva aderito alla manifestazione nazionale Stop Rearm Europe, convocata a Roma contro il piano europeo per il rafforzamento della difesa.
Quel progetto era stato invece sostenuto dai parlamentari europei del Pd. La scelta dei Gd aveva quindi mostrato una differenza politica interna destinata a riemergere ogni volta che il centrosinistra affronta il tema della sicurezza e degli investimenti militari.
Il punto centrale riguarda la distinzione tra riarmo nazionale e difesa comune europea. Il Partito Democratico contesta l’obiettivo di aumentare autonomamente gli arsenali dei singoli Stati, ma considera necessario rafforzare la capacità europea di difendersi e coordinare gli investimenti.
I Giovani Democratici sembrano invece respingere anche questa seconda ipotesi, almeno finché resteranno irrisolte le emergenze che riguardano sanità, istruzione, università, lavoro e diritti.
La differenza assume un significato particolare in vista della costruzione di una coalizione progressista. Sul riarmo, infatti, il M5S e una parte del mondo democratico condividono una linea più radicale rispetto a quella sostenuta da diversi esponenti del Pd.
Per Giuseppe Conte, la riduzione delle spese militari rappresenta anche uno strumento per finanziare interventi contro il caro vita. Attaccando il governo sui prezzi dei carburanti, il presidente del Movimento ha dichiarato: «Sono usciti dal Consiglio dei ministri a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro e che stanno divorando il potere d’acquisto e gli stipendi dei cittadini. Quando restituiranno ai cittadini le risorse incassate in più dallo Stato per i vari rincari e andranno a prendere gli extraprofitti dai big dell’energia e delle armi? Quando recupereranno risorse dal folle piano di Riarmo per metterle sulle emergenze dei cittadini?».
Il nodo della leadership nel campo progressista
La questione delle spese militari è destinata a diventare uno dei passaggi più delicati nel confronto tra Pd, M5S e gli altri soggetti del campo progressista. Entro l’autunno, la coalizione dovrà provare a definire una posizione comune non soltanto sulla difesa, ma anche sulla scelta del candidato alla guida del governo.
Tra le ipotesi considerate negli ambienti democratici c’è quella di evitare uno scontro diretto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Entrambi potrebbero non partecipare alle eventuali primarie, lasciando spazio a una figura condivisa da indicare nel programma elettorale.
Una soluzione alternativa prevederebbe invece di rinviare la scelta definitiva a dopo il voto, affidando il ruolo di candidato alla presidenza del Consiglio al leader della forza politica capace di ottenere il maggior numero di consensi nella coalizione.
Il protagonismo ritrovato dai Giovani Democratici rende però più complessa la costruzione di una sintesi. L’organizzazione guidata da Virginia Libero può esercitare una pressione crescente sulla segreteria nazionale, soprattutto sui temi più sentiti dalle nuove generazioni.
