No Tav, scintille in tv, Verderami: «Sono bande armate». Cento replica: «Non si può dirlo»

Francesco Verderami definisce “terroristici” gli assalti No Tav. Paolo Cento replica: «Non si può parlare di bande armate».

Scontro durissimo tra Francesco Verderami e Paolo Cento nello studio di 4 di sera, il programma di approfondimento politico di Rete 4. Al centro del confronto le violenze avvenute durante la manifestazione No Tav in Val di Susa, culminata nell’assalto al cantiere di Chiomonte, nell’incendio di mezzi delle forze dell’ordine e nel ferimento di decine di agenti.

L’editorialista del Corriere della Sera ha usato parole nette per qualificare l’azione dei gruppi più radicali. «Si tratta di atti terroristici e in quanto tali dovrebbero essere, come dire, fermati dallo Stato con la forza delle leggi che la Costituzione ci offre, perché questi sono atti di bande armate», ha dichiarato Verderami.

La definizione ha provocato l’immediata reazione di Paolo Cento, già parlamentare e storico esponente della sinistra ambientalista. «Ma non si può parlare di bande armate, Verderami, è già una situazione complicata, va condannata. Ma le bande armate purtroppo sono un dramma», ha obiettato.

Il confronto è rapidamente degenerato in uno scontro personale. Verderami, infastidito dalle proteste provenienti dallo studio, ha replicato: «Se Cento si componesse un attimo anche nel modo di parlare, perché a casa l’hanno sentito e si qualifica da sé».

No Tav, Verderami insiste: «Sono atti terroristici»

Paolo Cento non ha contestato la necessità di condannare le violenze, ma ha respinto l’espressione scelta dall’editorialista. «Ma che cosa dici Verderami? Ho detto che cosa stai dicendo perché non si può dire bande armate», ha affermato durante il collegamento.

L’ex parlamentare ha quindi ribadito la distinzione sulla quale ha costruito tutto il proprio intervento: «Sono atti violenti da condannare, ma le bande armate sono un’altra cosa».

Per Cento, dunque, gli assalti, i lanci di oggetti e gli incendi devono essere condannati senza esitazioni, ma non possono essere equiparati alle azioni compiute da organizzazioni terroristiche strutturate. Una precisazione che non ha convinto Verderami, rimasto fermo sulla propria lettura.

«Che si tratti di bande armate lo testimonia il fatto che non ci sono solo rappresentanti di questi gruppi di galantuomini, ma che provengono anche da altri Paesi. E pertanto in questo senso da terroristi andrebbero trattati», ha sostenuto l’editorialista.

Le violenze si sono verificate il 25 luglio 2026, durante la manifestazione collegata al Festival dell’Alta Felicità. Dal corteo, al quale secondo gli organizzatori hanno partecipato circa 20mila persone, si sono separati gruppi che hanno raggiunto l’area del cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione.

Il confronto televisivo ha riguardato proprio la distinzione tra la manifestazione generale e le condotte dei nuclei protagonisti degli scontri. Da una parte Verderami, secondo il quale la gravità e l’organizzazione degli assalti giustificano l’utilizzo della parola “terrorismo”; dall’altra Cento, che considera quella definizione impropria pur riconoscendo la natura violenta e inaccettabile degli episodi.

Lo scontro sulle parole del sindaco di Torino

Nel corso della trasmissione, Francesco Verderami ha criticato anche la posizione espressa dal sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. Il primo cittadino aveva condannato aggressioni, lanci di pietre, bombe carta e incendi, esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine, ma aveva distinto quelle violenze dal diritto generale a manifestare.

«Mi ha colpito molto la frase del sindaco di Torino, che ha espresso condanna per i fatti che sono avvenuti, ma ha detto che non si può limitare il diritto di manifestare. E qui io rimango stupito», ha dichiarato Verderami.

Secondo l’editorialista, il richiamo alla libertà di manifestazione rischia di creare una sovrapposizione tra il corteo e le azioni commesse contro il cantiere e gli agenti. «Perché noi non stiamo parlando di manifestazioni. Stiamo parlando di atti terroristici. Il diritto a manifestare è tutta un’altra cosa», ha proseguito.

Verderami ha quindi accusato una parte della politica di accompagnare le condanne con precisazioni che finirebbero per attenuarne la portata: «Perché mettere insieme le pere con le mele? C’è sempre quel ma, quel tentativo di buttare la palla in tribuna, quel tentativo di non dire completamente le cose come stanno».

Il sindaco Lo Russo, in realtà, aveva espresso una condanna esplicita delle violenze, senza attribuirle all’intero movimento No Tav. È proprio questa distinzione ad aver diviso gli ospiti di 4 di sera: per Verderami l’urgenza è definire e reprimere gli assalti senza accompagnare la condanna con altre considerazioni; per Cento è necessario evitare categorie che richiamano fenomeni terroristici di diversa natura.

«Il diritto a manifestare è garantito dalla Costituzione»

Nella parte conclusiva del suo intervento, Verderami ha nuovamente separato le libertà costituzionali dalle condotte violente avvenute in Val di Susa.

«Questi sono atti terroristici da condannare, punto e basta, il diritto a manifestare è garantito dalla nostra Costituzione, credo che il sindaco di Torino lo sappia!», ha concluso.

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