Ignazio La Russa vede Giorgia Meloni futura presidente della Repubblica e avverte la maggioranza sulla legge elettorale senza preferenze.
Ignazio La Russa indica Giorgia Meloni come possibile futura presidente della Repubblica e riapre il confronto sull’arrivo al Quirinale di una personalità proveniente dal centrodestra. Intervenendo alla rassegna L’estate del principe, a Viareggio, il presidente del Senato ha precisato di non pensare a una candidatura immediata della premier, ma ha descritto la sua eventuale elezione come un risultato positivo per il Paese.
“Secondo me, Meloni diventerà presidente della Repubblica”, ha dichiarato la seconda carica dello Stato. “Magari la prossima volta e non questa. Quando non lo so, ma se un giorno diventasse presidente della Repubblica sarebbe un grande bene per l’Italia”.
Le parole di La Russa rafforzano il tema sollevato nelle scorse settimane dalla stessa presidente del Consiglio, secondo la quale potrebbe essere superato il “tabù” di un capo dello Stato non proveniente dal centrosinistra. Meloni aveva collegato questa possibilità anche all’esito delle future elezioni politiche e alla capacità del centrodestra di confermarsi alla guida del Paese.
Meloni al Quirinale, La Russa: «Nessun motivo per considerarlo un allarme»
Il mandato di Sergio Mattarella si concluderà nel 2029, al termine del suo secondo settennato. La Russa non ritiene che Meloni stia preparando una candidatura per quella scadenza, ma considera del tutto legittima la possibilità che la premier possa aspirare al Quirinale in futuro.
Secondo il presidente del Senato, la leader di Fratelli d’Italia non avrebbe attualmente intenzione di lasciare Palazzo Chigi per puntare alla presidenza della Repubblica. Ciò non impedisce, tuttavia, di valutare lo scenario sul piano politico.
“Non c’è nessun motivo per cui questo potrebbe suonare come un allarme, sia per gli italiani di centrodestra che per quelli di centrosinistra”, ha affermato.
Il ragionamento di La Russa punta a separare la provenienza politica del futuro capo dello Stato dalle funzioni di garanzia che quella figura è chiamata a esercitare. L’elezione di una personalità del centrodestra, nella sua lettura, non dovrebbe essere interpretata automaticamente come una minaccia agli equilibri istituzionali.
Il presidente del Senato aveva già sostenuto in passato che Meloni potesse ricoprire qualsiasi incarico, compreso quello di presidente della Repubblica. A Viareggio, però, è andato oltre la semplice ipotesi, presentando l’arrivo della premier al Quirinale come uno sviluppo destinato prima o poi a concretizzarsi.
Nel centrodestra le posizioni restano differenti. Antonio Tajani aveva ricordato che manca ancora molto tempo alla prossima elezione presidenziale, mentre Matteo Salvini aveva indicato per Meloni anche la possibilità di un secondo mandato da presidente del Consiglio dopo le prossime elezioni politiche.
L’avvertimento sulla legge elettorale e le preferenze
L’intervento di La Russa non si è limitato alla successione al Quirinale. Il presidente del Senato ha affrontato anche la riforma della legge elettorale, al centro di tensioni tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega per il sistema di scelta dei candidati.
Il nodo riguarda soprattutto l’assenza delle preferenze e il conseguente peso attribuito ai vertici dei partiti nella composizione delle liste. Su questo punto la seconda carica dello Stato ha invitato la maggioranza a valutare con attenzione anche i possibili problemi di costituzionalità.
“Credo che la maggioranza debba riflettere sulla costituzionalità del disegno di legge presentato senza le preferenze, e comunque bocciare un emendamento non è come bocciare la legge. Capisco le conseguenze”, ha affermato.
Il richiamo arriva dopo le divisioni già emerse nella coalizione proprio sulla possibilità di reintrodurre le preferenze. La Russa aveva definito quella modifica una “sacrosanta battaglia”, pur sottolineando la necessità di trovare una posizione condivisa tra le forze di governo.
La questione non è soltanto tecnica. La scelta tra preferenze e liste bloccate determina infatti chi avrà il potere maggiore nell’individuazione degli eletti: gli elettori attraverso l’indicazione dei candidati oppure le segreterie politiche attraverso l’ordine nelle liste.
La precisazione secondo cui la bocciatura di un emendamento non equivale al rigetto dell’intera legge cerca di ridimensionare le conseguenze formali di un eventuale voto contrario. Allo stesso tempo, l’espressione “capisco le conseguenze” mostra la consapevolezza che una nuova spaccatura potrebbe produrre effetti politici nei rapporti interni alla maggioranza.
Il messaggio a Forza Italia: «Non la butterò giù dalla torre»
Il passaggio più esplicito sulle tensioni nella coalizione è rivolto a Forza Italia, il partito che più apertamente ha manifestato perplessità sulle scelte elettorali e sulla selezione dei candidati.
“Io non butterò mai giù dalla torre Forza Italia, a meno che non decida di suicidarsi e si butti giù da sola. A buon intenditore poche parole”, ha avvertito La Russa.
La frase contiene contemporaneamente un’apertura e un richiamo. Il presidente del Senato esclude la volontà di estromettere il partito fondato da Silvio Berlusconi, ma lascia intendere che alcune decisioni potrebbero isolare gli azzurri e indebolirne il ruolo nella coalizione.
Il confronto sulla legge elettorale si intreccia così con quello sulla futura guida del Paese. Da una parte Fratelli d’Italia punta a consolidare la leadership di Meloni, fino a immaginarne un giorno l’elezione al Quirinale. Dall’altra, gli alleati cercano garanzie sul proprio peso nelle candidature e negli equilibri del centrodestra.
