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Google brevetta lenti a contatto che saranno le password del futuro

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Il tempo delle cervellotiche password alfanumeriche  che molto spesso non si riescono a ricordare dopo averle utilizzate un paio di volte, potrebbe essere finito.

Le password alfanumeriche erano in alcuni casi invulnerabili e difficilissime da scovare per i mal intenzionati che volevano introdursi nel nostro computer e rubare alcuni preziosissimi dati personali.

In molti casi, però, le password inserite erano facilmente individuabili e il nostro sistema di sicurezza del computer poteva essere facilmente bucato.

 Alcuni ricercatori di Google stanno pensando di dire addio alle password alfanumeriche e di introdurre nel proprio pc il riconoscimento tramite l’iride dell’occhio del titolare dell’account.

Il brevetto per il riconoscimento da parte del computer dell’iride del titolare dell’account è stato presentato un anno fa ed ora sembra che il dipartimento americano preposto abbia dato il benestare al progetto.

L’introduzione della password tramite la propria iride dell’occhio eliminerebbe qualsiasi problema di sicurezza diventando il proprio account impenetrabile.

Inoltre, il cambio di password che Google richiede sistematicamente per rendere sicuro il proprio account diventerebbe inutile.

L’idea di introdurre la password tramite l’iride è venuta ai ricercatori di Google grazie all’esperienza fatta con i ricercatori di una delle più grandi ditte farmaceutiche del mondo, la Novartis.

I ricercatori di Google e della Novartis hanno lavorato in tandem per la creazione di una lente a contatto che consentiva a tutti coloro che soffrono di diabete di poter tenere sempre sotto controllo i livelli di glucosio del sangue.

Da questa collaborazione è nata l’idea di creare una lente a contattato che scansioni l’iride dell’occhio umano e consenta di entrare facilmente nel computer senza digitare l’odiata password alfanumerica.

I ricercatori di Google non sono gli unici che stanno cercando di trovare un nuovo sistema più sicuro rispetto alle password alfanumeriche.

Sembrerebbe che sul riconoscimento del computer e anche di smartphone e tablet siano a lavoro da parecchi tempo anche i ricercatori di Microsoft e della ZTE.

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