Calciomercato dominato dal denaro: sfondati i 4 miliardi di spesa. L’ultima sessione è stata la più ricca di sempre

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Il calciomercato più ricco di sempre ha chiuso da poco i battenti, facendo stabilire cifre record. Contando solo i cinque campionati più importanti d’Europa, sono stati spesi 4.029 miliardi di euro. È stato senza ombra di dubbio il calciomercato del Psg che, aggirando il Fair Play Finanziario, si è portato a casa Neymar e Mbappé, per una cifra complessiva di 400 milioni di euro. In pratica, i due giocatori da soli sono costati quasi la metà di tutto il calciomercato italiano. La serie A ha generato, infatti, un flusso di affari da 821 milioni di euro, piazzandosi al secondo posto, dietro la Premier, per investimenti.

La Premier League si è confermata la vera potenza economica del calciomercato. Molti club, anche medi, hanno investito risorse ingenti, facendo lievitare il flusso di affari complessivo a 1.4 miliardi. Ancora una volta, davanti a tutti si è piazzato il Manchester City Il club di Guardiola ha speso 244.30 milioni di euro per 5 giocatori, rifacendo completamente la difesa con Ederson, Danilo, Walker e Mendy e rinforzando il centrocampo con Bernardo Silva. A questi vanno aggiunti Douglas Luiz e Kayode presi e girati in prestito.

Da notare che il City conferma la sua tendenza a fare investimenti all’estero, invece che sfruttare il mercato interno. La squadra di Mansour, dall’arrivo dello sceicco, ha investito 1.295 miliardi, la maggior parte dei quali (47.8%) finiti nelle casse di club di serie A, Liga, Ligue1 e Bundesliga. Solo il 34.7% degli acquisti sono stati fatti in Premier, mentre il restante 17.5% è stato investito su giocatori provenienti da altri tornei. La squadra, inoltre, con l’avvento di Guardiola ha incrementato questa esterofilia. In due anni, infatti, solo due calciatori sono arrivati dalla Premier, ovvero gli inglesi John Stones e Kyle Walker.

In materia di trasferimenti, la serie A fa scuola con due filosofie molto diverse tra loro, entrambe a tinte bianconere. Parliamo di Juventus e Udinese. La società campione d’Italia, è quella che, tra i cinque maggiori campionati, acquista più giocatori dal mercato interno. Il 71.1% della rosa, infatti, proviene dalla serie A, mentre solo il 20.7% da campionati top five. La seconda squadra europea più “autoctona” è il Bayern Monaco con il 38.1% del flusso di denaro che termina in Bundesliga. Tutte le altre preferiscono investire principalmente negli altri campionati.

L’Udinese dei Pozzo, invece, si conferma un’eccezione nel panorama internazionale. Anche quest’anno, il club ha movimentato il mercato con acquisti e cessioni di giocatori in ogni angolo del mondo. Il legame con la Spagna e il Watford, però, condiziona il flusso di investimenti. L’Udinese, infatti, acquista soprattutto dalla Spagna (21 giocatori), dimostrando di essere la squadra con la più alta concentrazione di investimenti verso un’unica nazione. Al secondo posto, c’è appunto il Watford che, acquista principalmente in Italia (20 giocatori).  In questo modo è possibile acquistare più giocatori, testarne l’efficacia in campionati competitivi e rivenderli a prezzi alti, anche senza far loro vestire mai la maglia del club che li ha effettivamente comprati.
È un modello esportato in parte dal Chelsea con la partnership fatta con il Vitesse, con la differenza che i due club hanno proprietari diversi. Chi ha imitato in pieno i Pozzo è la Red Bull con Salisburgo e Lipsia che si scambiano giocatori in maniera un po’ “anomala”, al punto da finire anche nel mirino della Uefa.

 

Un altro dato interessante che vale la pena di essere analizzato è come sia cambiata la geografia del mercato in questi ultimi anni. Brasile e Argentina che la facevano da padrone fino al 2012, hanno perso parecchio appeal. Il loro flusso di mercato è sceso rispettivamente, di -18% e di -27%. Le cause sono principalmente due: da una parte c’è il “ratto dei giovani talenti” che le big europee hanno iniziato ad attuare negli ultimi anni. Questo fa si che i migliori giovani, fin dai 13-14 anni, si trasferiscano i Europa, abbattendo, di fatto, le spese e le norme Uefa, dato che risultano poi, cresciuti nei vivai dei club europei. La seconda causa è un blocco della crescita del calcio sudamericano. Brasile e Argentina faticano a sfornare campioni veri, mentre i giocatori di bassa qualità sono sempre di più.

Questo si ripercuote anche a livello di nazionale. Il Brasile sta uscendo ora da un periodo buio, mentre l’Argentina continua ad affidarsi ai soliti noti, senza possibilità di crescita.

Alla crisi del calcio sudamericano fa da contraltare il boom delle piccole nazioni europee. Da questo punto di vista, Belgio, Portogallo e Turchia la fanno da padroni.  Gli affari verso queste tre nazioni sono aumentati, rispettivamente del 23%, 25% e 18%. Il merito va soprattutto alle Accademie di calcio, capaci di gestire talenti in erba, facendoli crescere senza pressione e rispettando modelli e stili di vita precisi. In mezzo a tanti soldi è proprio la nuova linfa delle scuole calcio la bella notizia, per chi ama il calcio di una volta.