Aviaria in Cina: primo contagio uomo a uomo rischi e sintomi

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Registrato il primo caso di contagio da uomo a uomo del virus dell’influenza aviaria H7N9.

E’ accaduto nella Cina orientale dove un uomo sessantenne avrebbe contratto il virus entrando in contatto con pollame vivo e contagiando la figlia 32 enne che lo assisteva e che non aveva mai mai avuto contatti con animali vivi.

L’uomo ha manifestato i primi sintomi della malattia 6 giorni dopo aver visitato un mercato di pollame dove si recava abitualmente e l’11 marzo aveva dovuto ricorrere alle cure dell’ospedale; aggravatosi rapidamente, dopo essere stato ricoverato in terapia intensiva, era deceduto per insufficienza multi-organo il 4 maggio scorso.

La figlia che lo assisteva, dopo qualche giorno manifestò gli stessi sintomi pur non avendo avuto contatti con animali vivi, e morì addirittura prima del genitore

Sono state verificate le condizioni di salute di tutte quelle persone che hanno avuto contatti con padre e figlia, ma sono risultati negativi al virus tranne il genero dell’uomo che ha sviluppato un’infezione non grave.

Ricordiamo che da giugno sono state contagiate 133 persone in quel territorio e 43 sono morte a causa del virus H7N9.

Il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di sanità, Gianni Rezza, ha commentato lo studio pubblicato sul British Medical Journal che ha esaminato il caso cinese: “Un primo caso di trasmissione interumana non indica l’inizio di una potenziale epidemia. C’erano già stati in Cina indizi su un paio di casi di trasmissione intra-familiare, ma in quella occasione non si è potuta scartare l’ipotesi di una fonte di contagio comune sempre di tipo aviario, ovvero da uccelli. Anche con l’altro e più noto virus dell’influenza aviaria, l’H5N9, casi di contagio intra-familiare si sono verificati, eppure tale virus è rimasto poco contagioso quanto a trasmissione interumana. E’ difficile che tali virus aviari passino da uomo a uomo, tuttavia non è detto che non siano in grado di farlo se il contatto tra la persona infetta e altri soggetti è molto forte”.

E Rezza continua rassicurando un po’ gli animi: “Un solo evento, sia pure non atteso, non significa che ci sia un campanello d’allarme per una possibile epidemia. Un vero allarme si viene a creare solo nel momento in cui si verifica una catena di trasmissione interumana dell’infezione, condizione nella quale ci sono maggiori possibilità che il virus si adatti all’uomo”.

Anche secondo la virologa dell’istituto zooprofilattico delle Venezie, Ilaria Capua che per prima isolò nel 2006 il vrus aviario H5N1, l’episodio non deve creare allarmismi:”Non è ancora un segnale di allarme, ma è certamente un segnale di allerta. La dimostrazione che non si può e non si deve abbassare la guardia. Quello riportato è un caso sporadico di trasmissione interumana.

Ma se da un lato la cosa ci rassicura perchè significa che non c’è stato un cluster, cioè la trasmissione diretta del virus a più persone, dall’altra ci dice che è necessario tenere alta la guardia. Per ora il virus H7n9 non ha un potenziale pandemico e resta confinato in Cina, ma se dovesse acquisire determinate caratteristiche ci metterebbe un attimo a diffondersi”.

 

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