Puglia, lo denuncia per stalking e lo fa arrestare poi lo sposa mentre è in carcere: “E’ diventato così per colpa mia”
Una donna ascoltata in aula durante il processo ha difeso il compagno, condannato a 4 anni per minacce e lesioni. “Se è impazzito, è colpa mia”.
Dalla denuncia alle nozze in carcere
Un caso giudiziario complesso e dai contorni personali molto delicati è stato discusso nei giorni scorsi a Taranto, dove una donna di 36 anni, inizialmente denunciatrice di un uomo per stalking, è tornata in aula per difenderlo. L’imputato, un 43enne tarantino con precedenti penali, è stato riconosciuto colpevole e condannato a quattro anni di reclusione per minacce, violazione di domicilio, lesioni personali e incendio doloso.
Durante la sua deposizione, la donna ha fornito una versione dei fatti in netto contrasto con quanto emerso dalle indagini e dalle sue stesse denunce. “Sono stata egoista, alla fine gli ho fatto io del male negandogli di diventare papà… Se è diventato pazzo è stata colpa mia”, ha dichiarato di fronte al giudice. Ha poi aggiunto: “Ora stiamo benissimo insieme, ci sposeremo nella chiesa del carcere”.
La ricostruzione dei fatti e le indagini
I fatti risalgono all’ottobre 2023, quando la relazione tra i due si è interrotta. Pochi mesi dopo, nel maggio 2024, l’auto della donna è stata data alle fiamme sotto la sua abitazione. Da quell’episodio sono partite le indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesco Sansobrino, che hanno portato alla scoperta di numerose minacce e atti persecutori. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe incaricato due soggetti, rimasti non identificati, di incendiare la vettura. Al momento dell’esplosione, era al telefono con la vittima e le avrebbe detto: “È solo l’inizio di quello che devi passare, devi morire”.
Le intercettazioni successive hanno evidenziato un quadro inquietante: continue telefonate dalla detenzione, minacce reiterate, aggressioni anche a terzi. In una circostanza, l’uomo avrebbe colpito un altro detenuto, ex cognato della donna, per costringerla a riallacciare i rapporti. In un altro episodio, si sarebbe introdotto con la forza nell’abitazione della donna, sfondando la porta e colpendola fisicamente.
Nonostante il contenuto degli atti, la 36enne ha ridimensionato in aula la portata delle accuse, descrivendo il compagno come una persona cambiata e sottolineando la volontà di costruire un futuro insieme. “Tutte le coppie litigano, noi non siamo diversi”, ha detto rivolgendosi al giudice, aggiungendo che “nella vita ci si può sempre pentire di ciò che si è fatto”.
L’uomo, attualmente detenuto, è stato condannato in primo grado.