Campo largo in frantumi: il caos milanese affonda la Schlein
Due veti opposti da Avs e Azione mettono in crisi la giunta di Beppe Sala. E la sinistra litiga mentre la città si blocca.
Bonelli minaccia lo strappo: “No alla vendita dello stadio”
Alla vigilia del discorso più difficile della sua carriera politica, il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha incassato un avvertimento secco da Angelo Bonelli. Il leader di Avs, uno dei pilastri del centrosinistra, è stato chiaro: «Se la giunta deciderà che la priorità è vendere lo stadio di San Siro, noi voteremo contro». Per Bonelli, serve una radicale revisione delle politiche urbanistiche e la cessione dello storico impianto non è in cima alla lista delle urgenze.
Calenda fa il contrario: “Sì alla vendita o niente appoggio”
Sul fronte opposto, Carlo Calenda ha dettato le sue condizioni: «Azione sosterrà Sala, ma non accetteremo che la giunta diventi una succursale della Procura». E insiste: «Vogliamo la vendita dello stadio. Se ci sono conflitti d’interesse li si risolvano subito, ma la magistratura non può decidere lo sviluppo di Milano». Dunque: o si vende lo stadio, o il sostegno politico viene meno.
Due veti opposti, due visioni inconciliabili. E nel mezzo un sindaco, Sala, che si ritrova ostaggio di una coalizione sempre più dilaniata. Anche se resterà fino al termine del mandato, come potrà portare avanti le sue idee con una maggioranza spaccata?
Sinistra milanese in frantumi, Pd diviso, Sala solo
Lo stallo su San Siro è solo l’ultimo atto di una lunga agonia politica. A Milano, il cosiddetto “campo largo” è ormai un mosaico impazzito. Il Pd è spaccato tra riformisti che appoggiano i grandi progetti urbanistici e radicali nostalgici della vecchia città. I grillini sono fuori dalla giunta, mentre Azione è dentro, ma con condizioni. La figura di Sala, una volta punto d’equilibrio, appare sempre più fragile.
Eppure nel 2016 il sindaco si era presentato come l’uomo forte dell’Expo, deciso e operativo. Oggi è un mediatore logorato, costretto a sopravvivere tra le tensioni ideologiche e il pantano delle procedure.
Il dossier sul nuovo stadio è nato nel primo mandato e mai risolto. Il progetto di riaprire i Navigli, sbandierato per anni, è stato accantonato. Nulla si è concretizzato. E ora la crisi politica rischia di congelare tutto.
Il crollo del campo largo: da Milano a Roma il progetto implode
La paralisi di Palazzo Marino è l’immagine fedele della crisi nazionale del centrosinistra. Come possono convivere, in un’alleanza credibile, figure come Bonelli, Renzi, Conte e la Schlein? A Milano la coalizione esclude i 5 Stelle ma include Azione. In altre città accade l’opposto. Non esistono regole, né una guida autorevole.
Elly Schlein e Giuseppe Conte non hanno ancora conquistato un’autorevolezza nazionale capace di ricucire queste fratture. Non si intravede nessun federatore. L’unico che c’era riuscito, Romano Prodi, vinse due volte contro Berlusconi, ma poi la sua maggioranza implose.
La verità è che l’esperimento del “campo largo” è diventato un campo minato, dove ogni forza politica tira da una parte e nessuno è in grado di costruire un progetto condiviso. E dopo la resa dei conti a Milano, Palazzo Chigi sembra ancora più lontano.