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Caos Pd, Decaro ed Emiliano ignorano Schlein: “Decidono tutti tranne Lei”

La segretaria del Pd è sotto pressione in tutte le Regioni: candidati imposti, veti incrociati, e un ruolo sempre più marginale. Il campo largo la emargina.

In Puglia comanda ancora Emiliano, Decaro alza la voce

In Puglia, la segretaria dem Elly Schlein sembra spettatrice di una partita già scritta. L’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, è il candidato naturale del centrosinistra per la Regione, ma continua a tenere il punto. «Non sono candidato», ha dichiarato con freddezza, ricordando che oggi siede a Bruxelles con oltre mezzo milione di preferenze.

Secondo i bene informati, però, Decaro attende che la segretaria intervenga per bloccare la ricandidatura dell’uscente Michele Emiliano, ma quella telefonata non arriva. Il governatore si sente ormai più forte che mai, convinto di aver disinnescato ogni tentativo di successione. Schlein aveva promesso a Emiliano un futuro seggio parlamentare, Decaro un posto da assessore, ma il presidente uscente vuole tutto e subito. L’alternativa, Loredana Capone, presidente del Consiglio regionale, è l’unica riconducibile alla leader nazionale, ma non basta.

In Campania il patto Conte-De Luca umilia Schlein

In Campania, il compromesso tra Giuseppe Conte e Vincenzo De Luca per la candidatura di Roberto Fico è stato raggiunto sulla testa di Schlein. Il governatore uscente, ormai in campo con la sua lista “A testa alta”, ha preteso due assessori, il sostegno al figlio Piero De Luca e la candidatura a Salerno. E li ha ottenuti.

Fulvio Bonavitacola e Lucia Fortini resteranno in giunta, mentre al Pd potrebbe non restare nemmeno Franco Picarone, capogruppo uscente. Mario Casillo, altro big campano, non ha ancora sciolto le riserve: vuole un assessorato o la guida del partito regionale. Il messaggio è chiaro: la segreteria nazionale è debole, e nessuno la teme.

In Toscana Giani si impone, nelle Marche Ricci vacilla

In Toscana, l’uscente Eugenio Giani ha bruciato le mosse della segretaria. Nonostante la preferenza di Schlein per Emiliano Fossi, sindaco dem gradito ai 5 Stelle e ad Avs, Giani ha blindato la sua ricandidatura con l’appoggio di centinaia di sindaci e della Cgil. Il risultato? Confermato, ma commissariato. Il video che lo ritrae uscire dal Nazareno tenuto sottobraccio da Igor Taruffi, uomo di fiducia della Schlein, è più eloquente di mille parole.

Nelle Marche, invece, il dem Matteo Ricci comincia a dubitare della sua corsa. L’ex sindaco di Pesaro pensava di avere un vantaggio sul presidente uscente Francesco Acquaroli, ma i sondaggi lo danno in svantaggio. Poche presenze anche alla conferenza stampa di presentazione del tour elettorale: appena una ventina di persone. Uno scenario che mette in crisi i suoi progetti futuri, incluso quello di candidarsi un giorno alla segreteria nazionale.

Solo in Veneto un nome non ostile, ma già sconfitto

L’unico territorio dove Elly Schlein può contare su un candidato che non rappresenta un’umiliazione è il Veneto, dove la sconfitta è però già scritta. L’ex sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, avvocato e riformista, è stimato ma destinato alla sconfitta. E proprio per questo nessuno lo ostacola: è il candidato della sconfitta annunciata, utile a garantire un’apparente armonia nel campo largo.

Alla fine, delle cinque Regioni al voto, nessuna presenta un candidato realmente scelto da Elly Schlein. Alcuni la sfidano, altri la ignorano, altri ancora la sopportano. Ma nessuno la segue. E il campo largo si rivela una gabbia.