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Di Pietro contro la Salis: “Non si criminalizzino i carabinieri che usano il taser”

L’ex pm difende l’uso del taser da parte delle forze dell’ordine, approva lo sgombero del Leoncavallo e boccia l’inchiesta milanese: “Con Mani Pulite non c’azzecca niente”.

Il taser e la difesa delle forze dell’ordine

Dal suo buen retiro di Montenero di Bisaccia, Antonio Di Pietro commenta i temi di stretta attualità politica e giudiziaria. L’ex pm ed ex poliziotto esprime piena solidarietà ai carabinieri indagati per l’utilizzo del taser: «Con tutta la solidarietà possibile ai carabinieri indagati. Un organo di polizia ha la necessità di avere uno strumento per difendere se stesso e soprattutto gli altri. Tra tutti gli strumenti possibili, il taser è quello più moderno e indicato». Di Pietro ha ribadito che non si deve criminalizzare l’operato delle forze dell’ordine che usano questa arma «a tutela di terzi inermi». Un pensiero che è totalmente l’opposto rispetto all’europarlamentare Ilaria Salis.

Lo sgombero del Leoncavallo

Sul recente sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano, Di Pietro si dice soddisfatto: «Meglio tardi che mai. Certo, se lo sgomberavano trent’anni fa era meglio». L’ex magistrato critica la sinistra che protesta per i tempi dell’operazione: «Sono trent’anni che dicono che la stanno risolvendo. Per loro non sarebbe stato mai il momento giusto». Di Pietro difende anche la scelta di non avvisare il sindaco: «Quando si deve fare una operazione come questa, il minimo sindacale che si chiede alle forze dell’ordine è agire di sorpresa. Se si voleva trovare il modo di trasformarlo in una mattina di tensione, bastava avvisare prima il Comune». L’ex pm ha inoltre sottolineato che, se fosse stato ministro, avrebbe ordinato lo sgombero simultaneo anche di Casa Pound, «se ci fossero state le condizioni».

L’inchiesta milanese e il paragone con Mani Pulite

Di Pietro non nasconde le sue perplessità sull’indagine sull’Urbanistica a Milano, che ha coinvolto esponenti politici locali: «Che c’azzecca con Mani Pulite?». Secondo l’ex pm, la differenza è sostanziale: «Mani Pulite partiva da un reato e cercava i suoi autori. Qui invece si è individuato un gruppo di potere e si cercano i reati che può avere commesso». L’ex magistrato critica anche l’attuale normativa che prevede un interrogatorio preventivo prima di procedere a un arresto: «Se ai miei tempi avessi fatto gli interrogatori preventivi non avrei quasi mai trovato le prove dei reati». E boccia la scelta di inserire nei documenti dell’inchiesta valutazioni morali o di costume: «Indicavamo i reati, le prove, gli autori. Qui invece leggo giudizi morali, filosofici, di costume che noi non ci saremmo mai sognati di scrivere. No, davvero non è un’altra Mani Pulite».