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De Luca attacca Israele: “A Gaza è genocidio, Netanyahu deve essere arrestato”

Il governatore campano, De Luca, accusa Netanyahu e denuncia le democrazie occidentali: “A Gaza massacrano un popolo, non è guerra. L’Italia ha dato prova ignobile”.

Le accuse a Netanyahu e all’Occidente

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca non usa mezzi termini e, parlando della crisi in Medio Oriente, indirizza un attacco diretto al premier israeliano. Le sue parole colpiscono anche l’Occidente, accusato di ambiguità e codardia politica. “Sulla vicenda israeliana, l’Italia, e non soltanto l’Italia, ha dato una prova ignobile di viltà politica, di opportunismo e di doppiezza”, afferma, denunciando la posizione dei governi democratici che, a suo avviso, hanno scelto di non esporsi con chiarezza. L’accusa si estende quindi non solo alla politica italiana ma all’intero fronte occidentale, giudicato complice per silenzi e ambiguità.

De Luca, “A Gaza è genocidio”

Il giudizio di De Luca si fa ancora più duro quando affronta il tema della Striscia di Gaza. “È assolutamente un genocidio”, dichiara, descrivendo lo scenario come una tragedia senza precedenti. “A Gaza stanno massacrando e martirizzando un popolo, non c’è una guerra. In Ucraina c’è una guerra, si combatte con missili e droni, qui no”, prosegue, tracciando una netta differenza tra i due conflitti. Secondo il governatore, non si può parlare di scontro militare bilaterale, ma di una violenza unilaterale esercitata contro civili inermi, con la conseguenza di alimentare una ferita insanabile nel cuore del Medio Oriente.

Un attacco politico senza precedenti

L’intervento di Vincenzo De Luca rappresenta uno degli affondi più radicali lanciati da un esponente politico italiano contro il governo di Benjamin Netanyahu e, indirettamente, contro le scelte di equidistanza assunte dall’Occidente. La denuncia del governatore campano non si limita a un giudizio morale, ma investe anche la responsabilità delle democrazie europee e degli Stati Uniti, accusati di non aver avuto il coraggio di prendere misure nette contro le azioni di Tel Aviv. Parole destinate ad alimentare il dibattito politico e diplomatico in un momento già segnato da forti tensioni internazionali.