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Falcone citato a sproposito: Feltri attacca Gratteri: “Errore gravissimo, magistratura intoccabile”

Vittorio Feltri denuncia l’assenza di reazioni dopo le frasi attribuite falsamente da Nicola Gratteri a Giovanni Falcone, accusando magistratura, Csm e talk show di intoccabilità.

Il caso Gratteri e l’analisi severa di Feltri

Nella sua rubrica sul Giornale, Vittorio Feltri critica il clima politico e mediatico successivo all’episodio in cui Nicola Gratteri ha citato in diretta televisiva un’intervista inesistente di Giovanni Falcone.

Feltri contesta il fatto che, mentre ai politici vengono chieste dimissioni immediate per ogni errore, ai magistrati non viene rivolta alcuna critica pubblica. Secondo lui, questo atteggiamento sarebbe prova dell’esistenza di una casta di toghe ritenuta intoccabile.

Durante la trasmissione, il conduttore Giovanni Floris non ha corretto il procuratore e ha invece mandato la pubblicità dopo un applauso, episodio che Feltri considera emblematico del funzionamento dei talk italiani. «Un uomo nelle sue funzioni non può permettersi di leggere in diretta televisiva nazionale un testo falso per sostenere una posizione politica sul referendum riguardante la separazione delle carriere.

Non è un opinionista, non è un tribuno, non è un politico: rappresenta lo Stato e si esprime – o dovrebbe farlo – con il peso e il rigore che il suo ruolo comporta».

Per Feltri, quella scena ha trasformato un dibattito cruciale in un “teatrino da bar dello sport”, causando un grave danno alla credibilità delle istituzioni.

Il silenzio del Csm e la reazione della categoria

Feltri sottolinea come il Csm non sia intervenuto con alcuna censura. Il magistrato, secondo il direttore, ha proseguito la sua attività pubblica senza riconoscere l’errore, ricevendo persino un messaggio di solidarietà dall’Anm.

«Perché nessuno si è indignato? Perché nessuno ha condannato questa leggerezza? Perché i giornali di sinistra ci hanno messo subito la toppa? Perché nessuno è intervenuto con una sola sillaba?». L’editorialista sostiene che la magistratura italiana sarebbe ormai abituata da trent’anni a non rendere conto a nessuno. «Quando sbaglia, minimizza.

Quando fa danni, rimuove. Quando travisa, pretende pure l’applauso. E quando qualcuno osa criticarla, ecco partire la litania sul delegittimare la giustizia».

Feltri evidenzia che, mentre i cittadini assistono senza strumenti critici a ciò che definisce una “fake news istituzionale”, chi avrebbe dovuto intervenire ha taciuto. Il direttore considera questo silenzio una conferma di un atteggiamento autoreferenziale che, secondo lui, caratterizza le toghe.

Separazione delle carriere e responsabilità istituzionale

Nella parte finale del suo intervento, Feltri collega l’episodio al tema della separazione delle carriere, sostenendo che l’assenza di reazioni evidenzia la necessità di una riforma strutturale. «Chi delegittima la giustizia più di un Procuratore che cita falsità per sostenere una battaglia politica mascherata da battaglia etica?».

Per Feltri, anche il Csm avrebbe dovuto intervenire con chiarezza. «Il suo mutismo è imbarazzante e sospetto. Ed è la prova vivente di quanto sia urgente, anzi indispensabile, mettere fine alla commistione patologica tra pm e giudici».

L’editorialista definisce la separazione delle carriere un “principio di civiltà”, sostenendo che l’accaduto con Gratteri ne sia la dimostrazione tangibile.

A suo giudizio, quando un magistrato assume il ruolo di opinionista, paladino o commentatore, si genera un caos istituzionale dannoso per lo Stato. Conclude affermando che questa vicenda non dovrebbe essere ricordata come un semplice errore, ma come la prova evidente di un sistema che non tollera critiche e non riconosce responsabilità.