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Calenda affonda la Schlein ” In Campania ha fatto eleggere Fico, uno che non ha mai lavorato in vita sua”

A Milano, Carlo Calenda critica duramente il Pd, definendo l’elezione di Roberto Fico frutto di accordi locali e una delle “ammucchiate più vergognose”.

Le parole di Calenda e la polemica sulla vittoria del centrosinistra

A margine dell’inaugurazione della nuova sede di Azione a Milano, Carlo Calenda ha risposto con toni molto duri alle analisi del Pd che attribuiscono alla linea della segretaria Elly Schlein il risultato ottenuto nelle recenti elezioni regionali.

Il leader di Azione non ha nascosto il proprio disappunto verso quella che ritiene una narrazione priva di fondamento, giudicando eccessivi gli entusiasmi del centrosinistra.

«Ma quante cazzate che raccontano continuamente…», ha affermato, contestando il racconto dei dirigenti democratici.
Secondo Calenda, la vittoria di Roberto Fico in Campania non rappresenterebbe affatto una conferma della strategia di Schlein, ma l’effetto di dinamiche locali che nulla avrebbero a che fare con un reale avanzamento politico.

Il leader di Azione ha sostenuto che il centrosinistra avrebbe fatto ricorso a un insieme eterogeneo di sostegni territoriali per ottenere il risultato, ben lontano dall’immagine di una coalizione compatta e politicamente definita.

La sua critica si è concentrata soprattutto sulla qualità della proposta politica proposta dal Pd, ritenuta non all’altezza di una competizione elettorale nazionale.

L’attacco personale a Fico e il riferimento ai voti locali

Nelle sue dichiarazioni, Calenda ha riservato parole particolarmente severe nei confronti di Fico, da lui descritto come un candidato inadatto e distante dai valori che Azione ritiene imprescindibili nella selezione della classe dirigente.

«Ma questi hanno eletto Roberto Fico, uno che gli sputava in faccia, che non ha mai lavorato in vita sua», ha aggiunto, indicando come l’ex presidente della Camera non rappresenti, a suo giudizio, una figura autorevole per guidare una regione complessa come la Campania.

Il leader di Azione ha poi attribuito la vittoria del centrosinistra a un sostegno radicato nelle reti di influenza locali. Ha citato esplicitamente Gaetano Manfredi, Vincenzo De Luca e Clemente Mastella, accusando il Pd di aver messo insieme una coalizione fondata sulle rispettive clientele territoriali.

A suo dire, l’accordo avrebbe avuto il solo obiettivo di assicurarsi il potere regionale, senza alcun progetto politico condiviso. Calenda ha definito questa convergenza «l’ammucchiata più vergognosa che si sia vista nella storia repubblicana», mettendo in evidenza la distanza profonda tra il suo partito e l’attuale assetto del centrosinistra.

Il contesto politico nazionale dietro lo scontro

Le dichiarazioni di Calenda si inseriscono in un quadro politico teso, nel quale l’esito delle Regionali ha riaperto il dibattito su alleanze, leadership e strategie in vista delle future elezioni politiche.

La posizione del leader di Azione appare orientata a smarcarsi da ogni interpretazione che consideri il successo del campo largo un segnale di forza nazionale, puntando invece a evidenziare la fragilità strutturale delle coalizioni costruite solo per necessità elettorale.

Il confronto interno al centrosinistra, accentuato dalle parole del leader di Azione, mostra come le dinamiche territoriali possano incidere profondamente sul quadro politico nazionale.

Il dibattito resta aperto e destinato a intensificarsi, soprattutto alla luce delle scelte che i partiti dovranno compiere nei prossimi mesi per definire una strategia coerente in vista delle Politiche.